lunedì , 20 agosto 2018
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Scienze Infermieristiche e Corso O.S.S. DierreForm. Patologie fisiche (lezione 18, modulo 6)

18) ANATOMIA della via RESPIRATORIA. ANATOMIA del CUORE e dei VASI. EMATOSI, con cenni di fisiologia e fisiopatologia.

 

testa aperta in lat. (Atlante Netter)
testa aperta in lat. (Atlante Netter)

La via anatomica respiratoria comincia con le narici, ingresso alle cavità nasali, dette coane, separate dal setto

testa e collo in lat. (Atlante Netter)
testa e collo dx in laterale (Atlante Netter)

nasale, mediano. La bocca, con la quale respiriamo occasionalmente, non è considerata via respiratoria fisiologicamente, come lo è nella patologia del respiro (dispnea o affanno o affaticamento), ma digestiva e fonatoria.

Le vene nasali sono prevalentemente anteriori nelle cavità, mentre le arterie decorrono piuttosto posteriormente. Da qui si capisce come le emorragie nasali (epistassi) anteriori siano più facilmente dominabili, perchè ben visibili e a bassa pressione (venosa), mentre quelle posteriori, più difficilmente raggiungibili (con il rinoscopio), siano a pressione alta, valore misurabile

Testut e Jacob, 1906, rino-, oro- ed ipo-faringe
Testut e Jacob, 1906, rino-, oro- ed ipo-faringe

ovviamente con lo sfigmomanometro (l’apparecchio della pressione), richiedendo manovre più complesse, invasive e dolorose.

Da qui si passa al faringe, struttura approssimativamente cilindrica con la sua porzione più alta, craniale, detta rinofaringe, (rino in greco è naso) visitabile

con lo specchietto dell’Otorino introdotto in bocca e rivolto verso l’alto o con il fibroscopio; si scende quindi nell’orofaringe (os oris, bocca in latino), comunemente detta “gola”, visibile facendo aprire la bocca al Paziente, dietro la lingua, e quindi si procede con l’ipofaringe (ipo, basso o caudale).

Testut e Jacob, 1906 - regione cervicale ant. superficiale
Testut e Jacob, 1906 – regione cervicale ant. superficiale

Qui si aprono due strade anatomiche: posteriormente l’esofago, canale della via

anatomica dell’apparato digerente che attraversa la regione cervicale (collo), entra nel mediastino e si spinge nella cavità addominale, continuandosi con lo stomaco, mentre anteriormente si entra nel laringe, via respiratoria che qui ci interessa, che presenta al suo ingresso una sorta di “coperchio”, come quello di una teiera, l’epiglottide che si abbassa per chiudere il laringe durante l’atto della deglutizione, per evitare che il bolo vada nel laringe con rischio di soffocamento, ma si alza di converso durante gli atti respiratori. Il laringe (o la laringe) serve per parlare grazie alle vibrazioni-contrazioni delle corde vocali vere; è un organo prevalentemente cartilagineo e muscolare ed un suo elemento, la cartilagine tiroide è ben visibile nel

ghiandola tiroidea da Chirurgia del collo, De Cesare E.
ghiandola tiroidea  (Chirurgia del collo, E. De Cesare)

sesso maschile con il termine di “pomo d’Adamo”.

Il laringe si continua, sempre nella regione del collo (cervicale), con la trachea, anch’essa struttura cartilaginea ad anelli sovrapposti, visibile nei soggetti magri ma soprattutto palpabile al di sopra del giugulo (punto di confluenza a “V” o “U”delle clavicole e del manubrio dello sterno di quasi 2 cm di altezza). E’ questa la sede della tracheotomia (incisione con bisturi della trachea) per eseguire una tracheostomia (comunicazione chirurgica fra trachea e cute). Ricordo incidentalmente la canzone di Antonello Venditti “mio padre ha un buco in gola” del 1973.
La sua porzione alta, iniziale, è coperta dalla ghiandola tiroide, per cui durante le manovre chirurgiche essa viene delicatamente divaricata verso l’alto, stando attenti adevitarne traumi con rischio di sanguinamento.
La trachea cervicale entra nella cavità mediastinica (trachea mediastinica) e si divide nei due bronchi, dx e sin; questi formano poi i bronchi lobari, segmentari, sub-segmentari fino ai bronchioli ed ai bronchioli terminali, bronchioli alveolari (Atlante Netter)strutture sempre più piccole, che danno origine ai “grappoli” di alveoli polmonari. Ogni alveolo ha l’aspetto di un palloncino rivestito internamente da un monostrato sottilissimo di cellule. Fra queste ci sono quelle specializzate nella produzione del surfactante, termine inglese acronimo di SURFace ACTive AgeNT (cioè agente attivo di superficie), molecola complessa ad azione tensioattiva che impedisce all’alveolo di collabire, acquattarsi. La prematurità dei bimbi alla nascita tra la 22ª settimana e la 37ª settimana dipende proprio da questa molecola non ancora matura, e quindi gli alveoli sono collassati con ematosi (scambio di O2 – CO2 che vedremo avanti) impossibilitata.
La superficie in toto degli alveoli, cioè l’area alveolare a nostra disposizione per l’ematosi  è pari a circa 160 metri quadrati!

Questa è la via che percorre l’aria quando inspiriamo, a ritroso, durante l’atto della espirazione.

torace ant. aperto e diaframma (Atlante Netter)
torace ant. aperto e diaframma (Atlante Netter)
Il muscolo più importante della respirazione è il diaframma, muscolo piuttosto sottile, laminare e a forma di doppia cupola, dx e sin,  a decorso orizzontale che divide il tronco nella cavità toracica, superiore, e nella cavità addominale, inferiore. Anche i muscoli intercostali interni ed esterni hanno questa funzione così come quelli definiti mm. accessori della respirazione, come gli scaleni, il succlavio, lo sternocleidomastoideo, l’elevatore della narice, quelli del torace (gran dorsale, grande e piccolo pettorale, i dentati), quelli dell’addome (retto addominale, obliqui, trasverso, quadrato dei lombi) ed altri meno importanti che intervengono in situazioni patologiche o di maggiore richiesta funzionale.
Testut e Jacob, 1906 - proiezione ant. dei polmoni
Testut e Jacob, 1906 – proiezione ant. dei polmoni

Nella inspirazione il m. diaframma si abbassa così come la gabbia toracica si amplia: > così il volume della cavità toracica. Se > il V, la pressione interna < e pertanto l’aria entra nel nostro apparato, si favorisce il ritorno venoso al cuore dx (concetto che chiariremo più avanti) e la frequenza cardiaca tende un po’ ad >; in parallelo nell’addome, compresso, si ha una < del V, che ne > la pressione. Nella espirazione allora si ha un innalzamento del diaframma, una < dell’apertura del ventaglio costale con < del V toracico ed un parallelo > della pressione intra-toracica: l’aria pertanto esce dalla bocca, si avrà un minimo ostacolo pressorio al ritorno venoso dx con modesta stasi visibile nei vasi giugulari superficiali del collo ed una minima < della frequenza del cuore.

Vi faccio riflettere ora sui suonatori di strumento a fiato, la tromba soprattutto: è esperienza nota che nelle fasi di espirazione forzata agli artisti si “gonfiano le vene del collo” in modo vistosissimo, così anche negli urlatori, in chi fa uno notevole sforzo muscolare (valigie, pacchi di acqua minerale, sollevare un tronco, tenere in braccio una persona, defecare forzatamente ecc.).
Concetto di spazio morto respiratorio: è il volume di aria che “riempie” la via anatomica respiratoria senza subire l’ematosi, pari a circa 150 cc di aria. La tracheostomia consente di ridurre questo spazio, pari ovviamente alla quantità di aria che normalmente è presente dalle narici alla sede dello stoma (anastomosi tracheo-cutanea o bocca o abboccamento), a favore del suo passaggio negli alveoli, a parità di attività inspiratoria,  e dell’ematosi.
Lasciamo questo argomento qui, dove l’aria con il suo ossigeno è arrivato all’alveolo polmonare, per riprenderlo più avanti.
Parliamo ora del cuore.
Il cuore è un muscolo striato, per le caratteristiche istologiche, come tutti i muscoli che noi
                                                                                                        mediastino post. aperto (Atlante Netter)                                                                                                     mediastino post. (Atlante Netter)

muoviamo, detti volontari, ma è in effetti un muscolo involontario, perchè batte indipendentemente dalla nostra volontà (!); potremmo però controllare un po’ la sua frequenza con la concentrazione e

cavità toracica aperta con polmoni e mediastino ant. (Atlante Netter)
cavità toracica aperta con polmoni
e mediastino ant. (Atlante Netter)

l’esercizio specifico come nello yoga, nella meditazione trascendentale, nel feedback fisiologico ed in altre esperienze similari.

Il mediastino è la regione centrale, mediana, della cavità toracica, pari a circa il 20% in volume della stessa, i cui confini sono: sup.re, piano ideale trasversale passante per il giugulo (vedi sopra), inf.re, con il m. diaframma, ant.re, lo sterno, post.re, con i 12 corpi vertebrali dorsali, laterali, con le pleure polmonari mediastiniche. Tale spazio contiene, antero-posteriormente i seguenti organi e strutture: timo, ghiandola immuno-competente, presente fino allo sviluppo

Testut e Jacob, 1906 - cavità mediastinica da sin.
Testut e Jacob, 1906 – cavità mediastinica da sin.

dell’individuo (16 -18aa) e più tardi con i suoi residui adiposi, il cuore con i suoi grossi vasi (vena cava inf.re o V.C.I., vena cava sup.re o V.C.S., arteria polmonare con le sue due branche dx e sin, aorta ascendente e poi posteriormente, aorta discendente, 4 vene polmonari), trachea mediastinica con i suoi due bronchi, esofago, in posizione para-mediana sin, vasi linfatici e nervi. Il tutto è permeato da tessuto adiposo ora lasso (poco denso), ora compatto.

cuore aperto "a libro" (Atlante Netter)
cuore aperto “a libro” (Atlante Netter)

Quindi il cuore è un organo mediastinico.

Esso ha 4 camere, nell’ordine per il flusso del sangue: atrio dx, ventricolo dx, atrio sin, ventricolo sin. La valvola atrio-ventricolare dx è detta tricuspide (a 3 lembi), quella atrio-ventricolare sin è detta mitrale o bicuspide, quella dell’arteria polmonare e dell’aorta sono dette entrambi tricuspidi semilunari, a forma di nido con la concavità verso l’alto. Un sottile setto interatriale ed uno spesso setto interventricolare dividono il cuore nelle sue parti dx e sin.
Prima di procedere oltre, definisco la vena ed il sangue venoso, l’arteria ed il sangue arterioso, i capillari.
La vena  è un vaso sanguigno con scarsa componente muscolare e prevalente componente elastica, ha delle valvole che impediscono il reflusso del sangue ed il verso di esso è “sempre verso il cuore“, cioè verso lo sterno e la mammella sin, come proiezione ideale anteriore sul torace.
La velocità del flusso ematico è lenta, perchè nel suo interno vige una pressione di pochi mmHg (millimetri di mercurio, sigla Hg – Hidrargyrum) ed il suo procedere è favorito da vari fattori idraulici e funzionali quali l’aspirazione diastolica del V dx (anche questo concetto lo riprenderemo avanti), dalla differenza di pressione tra due zone del vaso dove vige la legge dei “vasi comunicanti”, dal tono muscolare e dall’elasticità delle pareti venose, dalla aspirazione inspiratoria polmonare già vista, dalla pompa muscolare negli arti, dalla forza di gravità.
Il sangue venoso è ricco di CO2 (anidride carbonica) trasportata dall’emoglobina come carrier, formando la carbossiemoglobina (HbCO2) una specie di rifiuto (catabolita) delle varie attività metaboliche che deve essere smaltito all’esterno con la espirazione; esso ha un colore rosso scuro (nelle figure degli atlanti è blu). Una quota di CO2 rimane comunque nell’organismo per varie e preziose funzioni.
L’arteria è un vaso sanguigno a ricca componente muscolo-elastica per sopportare la pressione di lavoro che noi possiamo misurare con lo sfigmomanometro (pressione sistolica e diastolica o PA massima e minima) ed è priva di valvole; il flusso ematico del sangue arterioso è pertanto veloce per la formidabile spinta della sistole del ventricolo sin. e per la forza aggiuntiva della spinta vasale per le sue componenti funzionali (muscolare ed elastica) che “ridanno l’energia accumulata” nella loro massima distensione; il suo colore è rosso brillante per la prevalente presenza nell’Hb dell’O2, ossigeno, formando l’ossiemoglobina.  Il verso del sangue è sempre in direzione della periferia, si allontana perciò dal cuore.
Tra i due sistemi di scorrimento del sangue vi è quello dei capillari che si formano dallo sfioccamento dei vasi arteriosi più piccoli, le arteriole per poi formare piccoli vasi venosi, le venule, che confluiscono in condotti sempre più grandi, le classiche vene. Il sistema dei capillari ha un calibro sovrapponibile al diametro di un globulo rosso, circa 6 – 8 micron (mm/1.000); essi portano nei vari organi ed apparati l’ossigeno e tutte le sostanze nutritizie, i sali minerali, le vitamine, gli oligoelementi, gli enzimi ematici, gli ormoni, i farmaci ecc. affinché ogni cellula del corpo possa “prelevare” intelligentemente ogni fattore di cui ha bisogno. Se vuoi vai a Biochimica per curiosare un po’ su questo argomento.

Nell’uomo la lunghezza totale dei vasi sanguigni, arterie, vene, capillari è pari a circa 100.000 Km., due volte e mezzo il giro del mondo! (fonte). La quantità di sangue circolante è invece circa 1/13 del peso corporeo, circa 5.5 l. per un peso di

Testut e Jacob, 1906 - il cuore
Testut e Jacob, 1906 – il cuore

75 Kg. e 5l. per 65 Kg. con una quota di circa 90 cc. di sangue ad ogni sistole.

Tutto il sangue venoso dell’organismo affluisce all’atrio dx, con eccezione delle vv. bronchiali che non vi spiego.
Gli affluenti all’atrio dx sono 3: vena cava superiore (V.C.S.), vena cava inferiore (V.C.I.) e seno coronarico (Se.Co.).
La vena cava superiore raccoglie tutto il sangue refluo (che proviene cioè) da testa, collo, arti superiori e parte superiore del torace;
la vena cava inferiore porta all’atrio dx tutto il sangue proveniente dal corpo al di sotto del m. diaframma. La grande V.C.I. poco prima di gettarsi nell’atrio dx riceve il sangue dal fegato attraverso le 3 vv. sovra-epatiche, subito sotto il diaframma;
il seno coronarico porta il sangue refluo dal cuore.

Il flusso ematico attraversa quindi la valvola tricuspide e giunge nel

schema delle 4 camere cardiache con affluenti, valvole ed effluenti
schema delle 4 camere cardiache con affluenti, valvole ed effluenti

ventricolo dx dove

passa quindi nell’arteria polmonare, che si divide dopo pochi cm. in a. polmonare dx, per il polmone dx ed a. polmonare sin per il polmone sin.

segnale pericolo

Tali vasi arteriosi, ma con sangue venoso, si diramano in condotti sempre più piccoli aumentando così la superficie vascolare fino a diventare capillari polmonari alveolari “venosi”, perché ricchi di HbCO2. Avvenuta l’ematosi, questi minuscoli vasi, detti capillari polmonari alveolari “arteriosi” si riuniscono in minuscoli vasi detti venule polmonari (ma con sangue arterioso!), vene sub-segmentarie, segmentarie, vv. lobari per formare infine le 4 vene polmonari, 2 per lato, che rappresentano gli affluenti all’atrio sin. Da qui il sangue passa attraverso la valvola mitrale (o bicuspide) nel ventricolo sin. per passare, con la sistole, nel grande vaso denominato aorta che porta il sangue nella circolazione sistemica, cioè a tutto il corpo, a tutti gli organi ed apparati.
(GUAI se vi sento dire la VENA aorta!!!).
Anche qui attenzione all’inganno della definizione di vv. polmonari: esse come sapete portano sangue arterioso, ma la loro struttura istologica è caratteristica delle vene (!).
La valvola aortica, come la polmonare a dx, le semilunari, ha 3 valvole a nido; da due di esse nascono le due arterie coronariche, dx e sin che irrorano il cuore. Il suo sangue venoso, come detto prima, si raccoglie poi formando le vene coronariche che confluiscono nell’atrio dx attraverso il vaso detto seno coronarico.
Il cuore ha l’effetto di una pompa in quanto presenta due fasi funzionali: la diastole, peculiare per le quattro cavità e la sistole essenzialmente per i soli due ventricoli.
La diastole atriale è la dilatazione di queste camere, dx e sin., cioè il loro riempimento dovuto alla spinta del sangue proveniente dai rispettivi affluenti che supera facilmente il modesto “sbarramento” rappresentato dalle valvole tricuspide a dx e bicuspide (o mitrale) a sin. Il lavoro atriale è a pressione zero, o anche meno, cioè al di sotto della pressione atmosferica fino a – 5 mmHg.
Il sangue giunto nei ventricoli con la dilatazione o diastole ventricolare, formidabile pompa aspirante, ne determina il riempimento con forza di lavoro massima per il ventricolo dx di 5 mmHg e per il sin, di circa 60 mmHg, misurabile con lo sfigmomanometro al valore della pressione arteriosa (P.A.) minima.
Abbiamo ora la fase espulsiva ematica rappresentata dalla sistole ventricolare: a dx il sangue passa nell’arteria polmonare con forza di lavoro di circa 20 – 25 mmHg, mentre a sin. il valore è pari alla P.A. massima, cioè di circa 120 mmHg. Per qualcosa di più al riguardo vedi le prime righe della lezione 8.
Per il concetto di EMATOSI utilizzo un mio disegnetto, utile al riguardo.
schema ematosi
schema dell’ematosi: il capillare alveolare venoso proviene dalle diramazioni dell’a. polmonare; il capillare alveolare arterioso formerà le 4 vv. polmonari.

Vedete come la molecola di O2 dell’aria inspirata raggiunga quel “palloncino”  che rappresenta l’alveolo polmonare. La sua parete interna, come prima segnalato, è rappresentata da un unico strato di varie cellule “alveolari” , spalmate dal gel surfactante. Questo epitelio monostratificato è adiacente alla parete esterna del capillare alveolare.
La grande affinità della molecola di Hb presente nel globulo rosso, carrier o trasportatore, per l’ossigeno, fa sì che essa carichi tale molecola, cedendo quella della CO2: da carbossiemoglobina, proveniente dalle diramazioni dell’arteria polmonare del ventricolo dx diventa pertanto ossiemoglobina. Il fenomeno biochimico avviene ad > 1500 Km/ora!!!.
Il sangue così ossigenato viaggia nel capillare alveolare diventato arterioso funzionalmente in strade a struttura venosa però, come prima detto, diretto verso l’atrio sin con le 4 grandi autostrade arteriose dette vene polmonari.

Un’altra considerazione. Vedendo la circolazione ventricolo dx – atrio sin, detta circolazione

globuli rossi ematosi
globuli rossi ematosi (da AJM)

polmonare o piccola circolazione, notiamo che la strada percorsa dal sangue in tale tratto è nettamente inferiore a quella della grande circolazione o circolazione sistemica che va dall’aorta all’atrio dx. Dato che la quantità di sangue che arriva all’atrio dx è uguale a quella che esce dal ventricolo sin. con l’aorta, si intuisce che la velocità ematica nei due distretti deve essere maggiore in quello sistemico, tant’è che la pressione di “viaggio” in essa è pari alla P.A. misurabile.
Ciò comporta anche che la “strada arteriosa”, cioè i suoi vasi di scorrimento siano meno ampi di quelli venosi. Nei vasi polmonari infatti avremo due caratteristiche; minor velocità, dato che il ventricolo dx spinge il sangue nei polmoni con una pressione di circa 20 – 25 mmHg ed il letto vascolare sarà molto ampio. Nella circolazione sistemica, il ritorno venoso al cuore comporta un’importante < della velocità di flusso, tant’è che le vene, di solito parallele alle arterie omonime, sono di solito doppie, e comunque numericamente più numerose ed ampie. Questo equilibrio fra afflusso venoso al cuore ed il suo efflusso arterioso garantisce che il sangue non ristagni nelle varie strutture anatomiche.

Ciò purtroppo avviene nei deficit funzionali della pompa cardiaca dx, con stasi nelle vv. giugulari, testa, fegato (con presenza di ascite – vedi articolo 15), V.C.I. con edemi dei genitali e degli arti inferiori;
in quelli del ventricolo sin con stasi nei vasi polmonari che > la loro pressione endo-luminale con tosse, affanno fino al grave edema polmonare;
o ancora nello scompenso cardiaco in toto,  o scompenso globale del cuore dove le problematiche cliniche dei due ventricoli in sofferenza, si sommano.

daddy cuore

Utile al riguardo una passeggiata nell’articolo dedicato alle cardiopatie.

Ecco ragazzi: così “vi ho dato il mio cuore“, cioè quello che ritengo utile per capire un (bel) po’ di circolazione ematica.

Ho impiegato molte volte finora la parola “sangue“. E’ arrivato il momento di parlarne.
L’etimologia latina deriva da sanguis. Il sangue è un liquido complesso, un tessuto connettivo in realtà, formato da una parte cellulare per il 45%, detta ematocrito, ed una plasmatica per il restante 55%.
Nella prima troviamo i globuli rossi (sinonimo: eritrociti, emazie) cellule senza nucleo che hanno una vita media di 120 gg., le piastrine (sinonimo: trombociti) che sono in realtà frammenti anucleati della grande cellula madre denominata megacariocita, con vita media di poche ore fino a 9 – 10 gg ed i globuli bianchi (sinonimo: leucociti), nucleati, la cui vita variabile va da pochi giorni a due settimane con modeste quote (del dotto linfatico che non tratto) con vita di alcuni anni.
Per le caratteristiche di questi tre elementi vi rimando all’articolo sull’emocromo, lavoro impegnativo e corposo della fine 2009 (neopensionato!).

Cellule del sangue (da Corriere.it)
le 3 cellule del sangue (da Corriere.it)

Il siero: è il plasma privato dei suoi fattori della coagulazione.
La componente plasmatica, che coagula come visto prima, è idrofila e contiene tutti gli elementi nutrizionali:
lipidi (grassi), protidi (proteine) e zuccheri (glicidi, glucidi, carboidrati, idrati di carbonio), ossigeno (!!!), H2O (acqua), vitamine (vedi le singole voci), elettroliti (sali minerali e ioni), oligoelementi, ormoni e mediatori chimici, enzimi circolanti, eventuali farmaci e droghe, calore ed altro incidentale.
Ma la componente plasmatica contiene anche i rifiuti o cataboliti, che chiamo spesso trush: in primis CO2 (anidride carbonica), urea, acido urico ed altri.

Veniamo ora al midollo osseo o rosso, sede della formazione degli elementi figurati del sangue, con l’eccezione dei linfociti T che nascono dal timo e che mantengono la memoria immunitaria per tutta la vita. Producono mediatori per lo svilippo e maturità di altri linfociti T, riconoscono gli antigeni virali

linfociti T e B
linfociti T e B (fonte)

ed agiscono contro queste infezioni con modalità complesse. Ricordo che nell’infezione da HIV (Human Immunodeficiency Virus) con il quadro clinico dell’AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) sono questi i globuli bianchi maggiormente interessati al calo numerico e quindi funzionale.

La cellula madre del midollo osseo, staminale e quindi totipotente, si divide in due linee cellulari: la linea rossa o mieloide e la linea bianca o linfoide. Ecco lo schema

cellula madre del midollo rosso con la

         
linea mieloide (rossa)     linea linfoide (bianca)
globuli rossi (1)                linfociti B (bone osso): linfociti Natural Killer (2)
…………………………….e plasmacellule (3)
piastrine (4)                      granulociti eosinofili (5)
gran. neutrofili
(6)          granulociti basofili (7)             
monociti (+ batteri) -> macrofagi (8)           
mastociti (9)

(1)  con l’emoglobina trasportano ossigeno (HbO2) alle cellule in periferia come sangue arterioso e si caricano di anidride carbonica (HbCO2) come sangue venoso che si dirige all’atrio dx del cuore.
(2) sono elementi presenti nelle reazioni di rigetto da trapianti e nei pazienti con cancro.
(3) sono cellule che si differenziano con lo stimolo dei linfociti T (helper) sul linfocito B che si trasforma in plasmacellula: questa secerne grandi quantità di anticorpi (IgA, IgE, IgG, IgM). L’emivita delle plasmacellule è controversa, andrebbe da pochi giorni a molti anni.
(4) iniziano la coagulazione con la formazione del trombo bianco o “tappo piastrinico“.
(5) ci difendono da parassiti e vermi e nelle reazioni allergiche, nelle malattie del collagene.
(6) fagocitosi batterica imponente.
(7) nelle allergie e nei fenomeni da ipersensibilità, nello shock anafilattico.
(8) in presenza di batteri i monociti diventano macrofagi con spiccata attività fagocitaria. Sono anche responsabili della fagocitosi del tessuto neoplastico necrotico con formazioni di molecole responsabili della febbre che può accompagnare la sindrome oncologica (pirogeni endogeni, cioè sostanze non esterne, da riassorbimento).
(9) o istiociti o mastcellule, li troviamo nel connettivo e perivasali, non nel sangue; hanno movimento ameboide. Il loro ruolo si innesca nelle reazioni allergiche, da ipersensibilità, nella anafilassi (anche shock) e nella infiammazione: liberano istamina ed NO (ossido nitrico) ad azione vasodilatatrice con incremento della permeabilità vasale che consente di convogliare ulteriori cellule a funzione immunitaria (eosinofili, neutrofili, monociti, linfociti T, piastrine) sulla scena della infiammazione per fronteggiare l’antigene (infiammazione) o il patogeno (infezione). L’ulteriore liberazione di eparina nel contesto extra-capillare permette alle proteine presenti in zona di non coagulare.

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