venerdì , 24 novembre 2017
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La Bellezza salverà il Mondo? Quale, il V° dei 7 quesiti

La Bellezza salverà il Mondo (?). Perché, cosa, chi, come, QUALE, salvare, mondo.

Tramonto
Tramonto ad Amalfi

E con questo articolo chiudo l’argomento da me iniziato il 30 novembre 2013, incentivato però con Amici, già nel luglio ’13.
E prima di parlare di: “QUALE BELLEZZA”, mi fa piacere ricordare che nell’ottobre-novembre 2013 a Genova si è svolto il Festival della Scienza imperniato sulla valenza della Bellezza, il Festival di San Remo, febbraio 2014, ha scelto lo stesso tema conduttivo e che il 4 marzo ’14 Oscar Sorrentino vince l’Oscar con il suo film “La grande bellezza“.

Ritengo pertanto che cercare e studiare la “bellezza” sia insito nell’animo umano, curioso ed anelante, quando e come possibile, per il “meglio nella vita”.

                   5) QUALE è la Bellezza assoluta, chi vince la gara?
Ma se
“Non esistono fatti, ma solo interpretazioni…”
in Genealogia della morale, Friedrich Wilhelm Nietzsche (Röcken,

René Magritte: "questa non è una mela"
René Magritte: “questa non è una mela”

Sassonia-Anhalt, 1844 – Weimar, Turingia, 1900). Ed ancora: l’interpretazione della verità e dei suoi simboli di René Magritte (Lessines, Belgio, 1898 – Bruxelles, 1967) con la sua opera, ma non solo,
Ce ci ce n’est pas une pomme“, vuole significare che quello che vediamo direttamente è la Realtà, la Verità; quello che invece rappresentiamo in un’opera artistica (e forse anche in una fotografia!) è la nostra interpretazione di un evento o di una cosa reale: l’Idea, asserzione estremamente acuta ed intrigante in un sensibile, ironico e particolare pittore.
Ed allora noi saremo qui per interpretare, a discutere se la Bellezza, in senso assoluto, abbia elementi di oggettività o di soggettività e sia più affascinante quella estetica o quella etica.

Credo che molto di ciò dipenda dal contesto. Pertanto credo che non si debba essere troppo categorici, meglio

Johannes Brahms
Johannes Brahms

analizzare le varie circostanze, esperienze, reazioni e deduzioni, talora immediate, altre volte richiedenti protratte ed analitiche riflessioni.

Una particolare asserzione:
“Non puoi farti un’idea di cosa sia realmente la Bellezza se non visiti l’Italia almeno una volta…”
(Johannes Brahms, Amburgo 1833 – Vienna, 1897).

Quando si vive un’esperienza particolare e desideriamo definirla “bella” si agisce con una dinamica duplice, sia come epifania, guardando dall’alto, come per essere i vati di una bellezza che sa di essere universale o per lo meno di estesa valenza, di certo con il significato della Bellezza oggettiva, sia come esperienza squisitamente personale, intima, dedicata al semplice giudizio dell’ ”Io” in un microcosmo che gioisce e riflette: siamo sicuramente nel campo della Bellezza soggettiva.
E qui mi vengono in mente alcune frasi che mi fa piacere ricordare:
“… la bellezza è una promessa di felicità…”
(“Sull’Amore, 1822” di Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle, Grenoble 1783 – Parigi, 1842)

Arthur Rimbaud
Arthur Rimbaud (1981 ca.)

che se non viene mantenuta acquisisce la valenza di inganno, disagio e  pericolo:
“La bellezza mi si era seduta sulle ginocchia, e stava per abbracciarmi, quando io l’ho schiaffeggiata e l’ho mandata via”
(Arthur Rimbaud, Charleville, Ardenne, 1854, – Marsiglia, 1891), ritenendosi
“non all’altezza”
,
inadeguati e pertanto l’elemento acquisisce anche la valenza del potere di spaventare e di provocare.
Mi allaccio a questa affermazione negativa con un’asserzione che potrebbe ben stare in un dialogo con uno psicopatico misogino dell’eppur estremamente colto e generoso Abate Oddone da Cluny (Le Mans, Loira, ca. 878 – Tours, Turenna, 18 novembre 942), venerato santo dalla Chiesa cattolica (!):
“La bellezza si limita alla pelle. Se gli uomini vedessero quel che è sotto la pelle … rabbrividirebbero alla vista delle donne. Tutta quella grazia consiste di mucosità e sangue, umori e di bile. Se si pensa a ciò che si nasconde nelle

Fedro
Fedro

narici, nella gola e nel ventre, non si troverà che lordume. E se ci ripugna toccare il muco o lo sterco con la punta del dito, come potremmo desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco?”.
Il povero Oddone, probabilmente morso dai desideri dell’eros così inveisce contro l’oggetto del probabile desiderio del corpo femminile, un sacco che contiene l’orrido, il nefando ed il malvagio. Mi ricorda la famosa frase riportata nella versione latina della favola di Fedro, «La volpe e l’uva», attribuita ad Esopo (Frigia VI° secolo a.C.):
“nondum matura est…”.

“…la bellezza delle cose esiste nella mente di chi le contempla e ogni mente percepisce una diversa bellezza…”,
d’accordo con quanto riferisce David Hume (Edimburgo, 1711 – id. 1776) ”Sulla regola del gusto” del 1757 che ritiene soggettiva la Bellezza, e quindi non é possibile stilare una regola al riguardo; e poi

Immanuel Kant (firma)
Immanuel Kant (firma)

“non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”
di Immanuel Kant (Königsberg, Prussia Orientale, 1724 – id., 1804). Frase estremamente comoda (!), che riprenderò fra poco, ma la trovo semanticamente anomala, in quanto si presume che la bellezza sia sinonimo di
“ciò che è piacevole”
,
ma non mi sembra così: ciò che piace può essere di tutto, anche la bruttezza delle cose o la bruttura delle azioni umane!
E qui da medico potrei dirne parecchie, e le dirò, ma un po’ più avanti.

Da Villa Rufolo, Ravello.
Da Villa Rufolo, Ravello.

Ed ancora, di certo più prosaicamente, dal  Dizionario Filosofico “Bello”, del 1764 di Voltaire (pseudonimo di François-Marie Arouet, Parigi 1694 – id.1778):
“… chiedete a un topo che cos’a sia la bellezza, il grande bello. Vi risponderà che corrisponde alla sua femmina con i suoi occhioni tondi che sporgono dalla testolina, una bocca larga e piatta, un ventre giallo, un dorso bruno. Ponete la domanda a un negro della Guinea: il bello è per lui una pelle scura, oleosa, occhi infossati, un naso schiacciato…”.

Tre rospi in vasca a Villa Rufolo, Ravello.
“Bella” famiglia di 3 rospi in vasca a Villa Rufolo, Ravello.

Ed ancora:

“ogni scarrafone è bello à mamma soja!”
(Pino Daniele, Napoli, 19 marzo 1955, con la canzone del 1991) ed è proprio vero! Oppure:
“va’ a levà lu gusto a lu signore”
nel senso che ognuno ha i propri gusti e fa le proprie scelte (detto della Ciociarìa).

Ritorno sul significato della bellezza estetica, con i sensi come strumento percettivo, quale eleganza, equilibrio formale ed armonia tra le parti.

Ma in realtà le peculiarità estetiche vengono selezionate dalle opinioni e dalle  sensibilità personali di chi vive l’esperienza.
E qui voglio ricordare sicuramente la bellezza oggettiva della sezione aurea o divina proporzione (con A/B = 1.618…, come un foglio A4) spesso accompagnata dai numeri di Fibonacci (Pisa, 1170 – id., 1240?), introdotti nel 1202 ca., nelle sue splendide applicazioni tecniche nell’Arte come le facciate del Partenone, (V° sec. a.C.) e di Notre Dame (XII° sec.), la Venere del Botticelli (1482 botticelli venereca.), il volto di Monna Lisa (1510 ca.),  i violini di Antonio Stradivari (del 1660), Villa Stein di Le Corbusier del 1927, il primo iPod (2001), le proporzioni “belle”, ideali nell’uomo (vedi avanti, ecc.) e nelle sue eccezionali espressioni in Natura (corpo umano perfetto, espansione delle galassie, spaziatura tra le foglie lungo lo stelo (fillotassi), disposizione dei petali e dei semi

universo primordiale
Universo primordiale

di girasole, andamento delle spirali di una conchiglia (con rettangoli aurei), nei frattali (figure geometriche in cui un motivo identico si ripete in tutte le direzioni ed a scala continuamente ridotta, presenti nei fiocchi di neve, nella crescita dei cavolfiori, piante grasse, felci, nella progressione della venatura delle foglie, nelle diramazioni dei nostri bronchi  ecc.), accrescimento morfologico di alcune specie animali, ecc..
E’ questa la spontanea formula matematica della bellezza intrinseca alla Natura, ovviamente bellezza oggettiva, che rende l’Universo ed il nostro vivere “più leggero”, gradevole ed avvincente. Questa frase mi ricorda quella, un po’ pessimistica, cinica forse, ma eccezionale, della mia Amica Giuseppina Palazzoli (link) che così mi risponde:
“Con coraggio riesco solo a dire che la Bellezza puo’ essere solo una “stampella” per migliorare l’animo umano”.
Da qui un altro pensiero appropriato:
“La Scienza può insegnare all’Arte il rigore e la disiplina, ed imparare dall’Arte ad osare e a sognare…”.
(David Rothenberg, filosofo e clarinettista americano, del 1962, al Festival della Scienza di Genova, 23 ottobre – 3

atene
Atene, il Partenone Architetti: Fidia, Ictino e Callicrate (V° sec. a.C.)(foto elab.da ddg).

nov. 2013, imperniato sul tema della Bellezza, come riferito nell’incipit.)

E continuo:
Pitagora (Samo, Egeo medio-orientale 570 a.C. ca. – Metaponto, Matera, 495 a.C. ca.) sottolinea per primo la Bellezza come armonia della forma e proporzione delle parti, da cui scaturiscono anche la sapienza, il valore e la giustizia, ripresa da Platone (Atene 428/7 a.C. – id. 348/7 a.C.) con la Bellezza armonica e proporzionata il quale aggiunge alla Bellezza armonica la Bellezza intesa come splendore, enunciata nel Fedro, amalgamando in giusto rapporto l’infinito ed il finito; nel dialogo “Timeo” il grande ateniese aggiunge un altro ideale di bellezza:
“…tutto ciò che è buono è bello, e non senza misura è la bellezza…»

platone
Platone

e nel “Fedro” l’Idea del Bello ha sulle cose il suo essere
“la piú percepibile dai sensi…”.
Ma Platone continua ancora: nell’uomo non si può
“…esercitare l’anima senza il corpo, né il corpo senza l’anima…”,
cioè l’elemento morale del buono si fonde con quello estetico vissuto sia con gli occhi che con il cuore, così interpreto. Altrimenti, se così non fosse, si otterrebbe un individuo non armonico, squilibrato che andrebbe contro il modello platonico

scultura romana su copia greca di dubbia immagine di socrate
Scultura romana su copia greca di dubbia immagine di Socrate

che prevede un’educazione integrale. Ed ancora Egli scrive:
“la Bellezza è lo splendore del Vero
,
cioè della Natura, dell’Essere e dell’Esistere, in ogni tempo.

Aggiungo il pensiero di Henri Poincaré (Nancy, 1854 – Parigi 1912):
“Il vero scienziato non studia la Natura perchè sia utile farlo. La studia perché ne ricava piacere. Ne ricava piacere perché é bella”.

Nella mia ricerca, divertente perché sono curioso, con falle, che chiamo buchi neri, e forzatamente ristretta, includo ancora Socrate (Atene, 470/469 a.C. – id., 399 a.C.), veramente brutto di aspetto, ma bello e splendido interiormente,

Uomo di Vitruvio di Leonardo da Vinci, ca. 1490
Uomo di Vitruvio di Leonardo da Vinci, ca. 1490

con la Bellezza ideale, spirituale e utile; le regole armoniche della bellezza dello scultore Policleto di Sicione del V° sec. a.C.; l’Uomo di Vitruvio Marco Pollione (?, 80 a.C. ca. – ?, 15

daddy interpreta Monna Lisa, 1968
daddy interpreta Monna Lisa, 1968

a.C. ca.), splendido esempio del pensiero dell’Artista con le sue regole della eurytmia e symmetria (armonia proporzionale delle parti tra loro e con il tutto, come per la sezione aurea, di pitagorica fonte), il meno noto Uomo di Rutilio il Vecchio (nato a Tolosa, V° sec. d.C.),  e l’Uomo vitruviano del 1490 ca. di Leonardo da Vinci (1452- Amboise, Indre-Loira, 1519), sicuramente più

daddydoctor vitruviano
daddydoctorgym vitruviano

elegante e “bello”.
Tutti questi concetti sono stati poi ripresi dal matematico enciclopedico francescano Luca Pacioli (Borgo San Sepolcro (Ar), 1445 ca. – Roma, 1517) nella sua opera “De Divina Proportione “del 1497. Accanto un’interpretazione personale dell’Uomo-daddy Vitruviano, per giocare.
Continua la carrellata di bei contributi con Johann Joachim Winckelmann (Stendal, Sassonia, 1717 – Trieste, 1768), già visto prima, che definì con il suo classicismo la Bellezza Ideale come il momento primario ed insieme finale dell’Arte, sintesi perfetta dell’umano e del divino e che può solo derivare dal superiore controllo dei sensi e delle pulsioni.
Gottfried Wilhelm von Leibniz (Lipsia, Sassonia, 1646 – Hannover, 1716), che con la Bellezza esprime la

G.G. von Leibniz
G.W. von Leibniz

percezione di un’armonia, di un ordine e di un equilibrio fondati su regole e concetti.
Quando si discute invece di
“un certo non so che”
(fonte non trovata)
si esprime un piacere che viene solo intuito senza una vera razionalità: una sensazione leggera, spontanea, ma incerta, senza storia, ineffabile infine.

Per quanto riguarda la bellezza etica e morale, con il cervello, la mente ed il cuore quali recettori di elaborazione del vissuto reale, emotivo o fantastico, si apprezza prevalentemente la componente soggettiva o relativa come potrebbe essere definita quella di Fede, Religiosa, anche relativamente razionale, ma non “di Scienza”, con la quale in realtà si

Papa Francesco
Papa Francesco

creano continui confronti e studi, ora sereni, ora da belligeranti accaniti. Ed allora adesso, in questo contesto non solo storico, penso subito al nostro Pontefice.
Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio, Buenos Aires, 17 dicembre 1936) alle Giornate Mondiali della Gioventù 2013 a Rio de Janeiro, dal 22 al 29 luglio, dice:
“Vengo qui tra voi, non porto né oro né argento, ma ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo…”
e riferisce Antonio Palumbo che
“quella stessa Croce è anche la medicina che salva il malato incurabile, che cura le ferite, ripara le offese, la denuncia che restituisce voce e dignità”
(fonte: Orizzonte Medico 2013). Ed Egli ancora:
“… non lasciatevi rubare la speranza!”
(Domenica delle Palme, 24 marzo 2013, Basilica di San Pietro).

Arcivescovo di Chieti, Mons. Bruno Forte
Arcivescovo di Chieti, Mons. Bruno Forte

E su questa frase, l’Arcivescovo di Chieti – Vasto, Mons. Bruno Forte risponde l’1 ottobre 2013 dalla Basilica di Santa Maria in Trastevere:
“La bellezza dell’ amore salverà il mondo”,
riprendendo l’interrogativo che ne «L’Idiota» di Dostoevskij il giovane nichilista Ippolit, prossimo a morire per un’emottisi da tisi a vent’anni, pone al Principe Myskin :
«quale bellezza salverà il mondo?»,
si potrebbe dire che sperare è credere che una tale bellezza ci sia e che si rivelerà al momento opportuno, motivando sin da ora la passione e l’impegno per ciò che è possibile e giusto. Da qui … tre posizioni. La prima è la “speranza”, proiezione in avanti delle possibilità dell’umano … anticipazione militante dell’avvenire riposta nelle nostre mani. La seconda è la “fede nel progresso“. È fede nell’uomo, inteso sia nella sua singolarità, che nell’impegno collettivo per il cambiamento sociale e politico, pensato scientificamente. La terza visione di ciò che possiamo sperare … è affidata all’idea teologica e nell’esperienza vissuta della “redenzione”…  Una speranza umana, solo umana, nel corso della Storia non ha prodotto maggiore libertà, uguaglianza e fraternità, anzi è sfociata nell’inferno dei totalitarismi, dei genocidi e dei conflitti mondiali… Non diversamente la tecnica e la scienza si sono rivelate fallaci nelle loro pretese assolute. Insomma, non è la scienza che redime l’uomo,
“l’Uomo viene redento mediante l’Amore”
(fonte – + cerca “sulla speranza”).
Chi non si lascia rubare la speranza sa riconoscere, dovunque si compia, l’affacciarsi della bellezza, testimoniata da Myskin a Ippolit col semplice gesto della sua vicinanza e del suo chinarsi su chi soffre: la Bellezza dell’Amore (che è Carità), salverà il mondo!

Card. Martini.Altra testimonianza. Il giorno 8 settembre 1999, in occasione della festa della Natività della Beata Vergine Maria, il Vescovo Card. Carlo Maria Martini (Torino, 1927 – Gallarate, 2012) ha presentato in Duomo alla Diocesi la nuova lettera pastorale «Quale Bellezza salverà il Mondo?». Ecco alcuni Suoi brani selezionati, (con omissis …):
“… alcune parole pronunciate dal grande scrittore russo Aleksandr Isaevic Solgeniltsin (Kislovodsk, Caucaso, 1918 – Mosca, 2008) in un recente discorso tenuto a Stoccolma (credo nel 1999)
“…il mondo moderno, essendosela presa contro il grande albero dell’essere, ha spezzato il ramo del Vero e il ramo della Bontà. Solo, rimane il ramo della Bellezza, ed è questo ramo che ora dovrà assumere tutta la forza della linfa e del tronco”.
E’ un tentativo di interpretare la crisi del nostro tempo, dicendo che là dove verità e giustizia non sembrano più reggere, forse l’appello della bellezza può aiutare a ripensare questo insieme di verità, bontà e giustizia che appartiene appunto alla pienezza del mistero trascendente l'idiota 2rivelato …).
“…  sempre più mi è entrata nel cuore la già riferita domanda che Dostoevskij, nel suo romanzo L’idiota, pone sulle labbra dell’ateo Ippolit al principe Myskin. Ed il porporato recita:
“E’ vero, principe, che voi diceste un giorno che il mondo lo salverà la ‘bellezza’? Signori – gridò forte a tutti – il Principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza… Quale bellezza salverà il mondo?
Il principe non risponde alla domanda. Sembrerebbe quasi che il silenzio di Myskin, che sta accanto con infinita compassione d’amore al giovane che sta morendo di tisi a diciannove anni, voglia dire che la bellezza che salva il mondo è
l’amore che condivide il dolore.
(Questa frase, splendida, l’ho più volte ripetuta).

“La bellezza di cui parlo non è dunque la bellezza seducente, che allontana dalla vera meta cui tende il nostro cuore

Sant'Agostino
Sant’Agostino

inquieto”,
è invece la
“bellezza tanto antica e tanto nuova”,
dice Agostino (Aurelio Agostino d’Ippona, Tagaste, Algeria, 354 – Ippona, id., 430) che confessa come oggetto del suo amore purificato dalla conversione, la bellezza di Dio; è

San Francesco d'Assisi
San Francesco d’Assisi

la bellezza che caratterizza il Pastore che ci guida con fermezza e tenerezza sulle vie di Dio, che è detto dal Vangelo di Giovanni

“il Pastore bello”.
E’ la bellezza cui fa riferimento San Francesco d’Assisi (26 settembre 1182 – id., 3 ottobre 1226) nelle Lodi del Dio altissimo quando invoca l’Eterno dicendo:
“Tu sei bellezza!”.
E’ la bellezza di cui ha scritto il Papa Giovanni Paolo II° (Wadowice, Polonia meridionale, 1920 – Città del Vaticano, 2005) nella Lettera agli Artisti in Vaticano (4 aprile 1999, Pasqua di Risurrezione), affermando:
“Nel rilevare che quanto aveva creato era cosa buona, Dio vide anche che era cosa bella… ”
“La
bellezza è in un certo senso l’espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza... ”
è la bellezza di fronte alla quale
“l’animo avverte una certa nobile elevazione al di sopra della semplice predisposizione al piacere sensibile…”
(Immanuel Kant, Critica del giudizio, paragr. 59).
“… sento che ancora oggi la domanda su questa bellezza ci stimola fortemente: Quale bellezza salverà il mondo?. Bisogna parlarne con un cuore carico di amore compassionevole, facendo esperienza di quella carità che dona con gioia e suscita entusiasmo: bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita, perché solo questa bellezza rapisce veramente i cuori e li rivolge a Dio…
Far comprendere ciò che Pietro aveva capito di fronte a Gesù trasfigurato“Signore, è bello per noi restare qui!” (Mt 17,4). E’ bello cercare nella storia i segni dell’Amore Trinitario; è bello seguire Gesù e amare la sua Chiesa; è bello leggere il mondo e la nostra vita alla luce della Croce; è bello dare la vita per i fratelli!…  La vera bellezza è negata dovunque il male sembra trionfare, dovunque la violenza e l’odio prendono il posto dell’amore e la sopraffazione quello della giustizia. Ma la vera bellezza è negata anche dove non c’è più gioia, specialmente là dove il cuore dei credenti sembra essersi arreso all’evidenza del male… E’ la mediocrità che avanza, il calcolo egoistico che prende il posto della generosità… La Bellezza della carità divina… non può non condurre al superamento dell’individualismo… Condividere il dono della Bellezza significa inoltre vivere la gratuità dell’amore: la carità è la Bellezza che si irradia e trasforma chi raggiunge. Nella carità non c’è rapporto di dipendenza fra chi

Card. Gianfranco Ravasi
Card. Gianfranco Ravasi

dà e chi riceve, ma scambio nella comune partecipazione al dono della Bellezza crocifissa e risorta…

Altra riflessione di grande valenza da parte di S.E. il Cardinale Gianfranco Ravasi (Merate, 18 ottobre 1942), Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel Suo nuovo volume “La Bellezza salverà il mondo” (Marcianum Press, Collana Diálogoi), Roma, 19 Ottobre 2013. Il volume pubblica il testo della Lectio Magistralis che il Cardinale Ravasi ha pronunciato in apertura dell’edizione 2009 di “Molte fedi sotto lo stesso cielo. Per una convivialità delle differenze” (fonte).
“Noi abbiamo a disposizione uno strumento fondamentale, il linguaggio, che ai nostri giorni stiamo lasciando degenerare… con neologismi sintetici e sgrammaticati. In questo modo perdiamo una dimensione fondamentale della bellezza, non solo dell’Uomo, ma anche della nostra grande cultura occidentale. Si tratta di un deterioramento inarrestabile che lentamente ha cambiato persino il modo di dire Dio”.
Nell’opera il Cardinale analizza in modo originale il tema della “Bellezza” individuandone tre caratteristiche: l’estetica simbolica (la capacità di far convivere insieme il bello, il buono e il vero), l’estetica della parola (l’importanza di considerare la parola come mezzo rivelatore della bellezza), l’estetica della carne (il Verbo che si è fatto storia e quindi immagine visibile e concreta del Dio invisibile).
E continua:
“…ai nostri giorni, purtroppo assistiamo a un divorzio tra Bellezza e Fede che speriamo di poter ricomporre. La Fede ha intrapreso un percorso solitario e, dall’altra parte, l’arte si è rinchiusa in ricerche stilistiche di elaborazioni del tutto autoreferenziali… È dunque necessario ritornare al dialogo tra Arte e Fede, sorelle tra loro, per ritrovare

Luigi Pareyson
Luigi Pareyson

un’autentica Bellezza…”

L’apporto (fonte) che può dare la Filosofia e in particolare quella di matrice cattolica è fondamentale per maturare il dialogo con il mondo. E mi riferisco a quella elaborata dal filosofo Luigi Pareyson (Piasco, Cuneo, 1918 – Milano, 1991) che parlava del legame inscindibile che esiste tra Bellezza e Verità:
“la sfera estetica è passaggio necessario alla moralità, tanto che solo come uomo estetico l’uomo è veramente uomo…  Non c’è l’una senza l’altra”.
con un legame inscindibile tra Bellezza e Verità.

Simone Weil
Simone Weil

Ma ecco la novità meravigliosa elaborata dal filosofo torinese: la Verità, pur essendo unica, possiede al suo interno un’inesauribilità di espressioni, che sono poi la vera ricchezza della Bellezza.
Ed allora, così, Simone Weil (Parigi, 1909 – Ashford, Kent, 1943:
“La Verità: la Bellezza dell’Universo é il segno che Esso é reale… la Verità é una qualificazione del Giusto e del Bello…”.

Rimanendo sempre nell’ambito della bellezza soggettiva, vorrei riprendere solo per pochi attimi quel “mi piace” con il discorso della biochimica del piacere, cioè del neuro peptide-ormone serotonina in primis, l’elemento biochimico che ci fa scegliere cose, percorsi ed obiettivi rispondendo al semplice, gradevole, ma talora diabolico “mi piace”, tipo:
“fumo perché mi piace”,
“mangio queste cose perché mi piacciono”,
“bevo, perché…”
“faccio questa collezione, perché…”,

Jim Morrison
Jim Morrison

“uso queste sostanze… perché rappresentano le porte della percezione”. (Jim Morrison, Albuquerque, Nuovo Messico, 1943 – Parigi, 1971).
E’ questa esperienza di una realtà accentuata, arricchita, ma distorta ed artificiale, una sorta di natura snaturata, falsamente “amica” e pertanto sicuramente pericolosa.
Ed ancora ci si esprime, talora solo nel pensiero, o a bassa voce ovvero in modo esibizionistico:
“gioco in questo modo perché…”,

Apuleio
Apuleio

“compro tutto quello che mi piace…”,
“vivo il sesso così, perché…”, eccetera.
Anche l’esempio de “La Bella e la Bestia”, da farne risalire le origini ad Apuleio ((Madaura, Algeria, 125 – 170 circa) con L’asino d’oro (o le Metamorfosi) è una testimonianza  della bellezza e della dolcezza dell’animo che affascinano nonostante la plateale bruttezza estetica. L’opera vede la prima versione moderna nel 1740 ad opera della scrittrice Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve (id., 1695 – Parigi, 1755).

E così allora, magari la nostra scelta viene incanalata in un certo modo con l’influenza pesante di connessioni neuronali elettriche e biochimiche dove il libero arbitrio, la coscienza e la consapevolezza vengono messe in campo, soprattutto laddove le scelte abbiano un risvolto etico dubbio e potenzialmente negativo o addirittura siano francamente lesive per se stessi e per chi ci circonda.
E’dunque la serotonina con in parte anche le ancillari dopamina, l’ossitocina e l’adrenalina che sono i responsabili delle scelte ma anche delle innumerevoli dipendenze (addictions). Infatti è ormai cosa nota che le componenti genetica (del DNA) ed epigenetica (dell’influenza dell’ambiente, esperienze, alimentazione e stimoli reiterati sulle espressioni fenotipiche personali) di queste scelte, dettate dal “mi piace”, influenzano pesantemente lo sviluppo di recettori sensibili, condizionando risposte e scelte appropriate e quotidiane, ma talora anomale e devianti, come la conoscenza diretta ed i fatti letti in cronaca testimoniano.
Ma questo è un compito di Specialisti Neurologi, Psichiatri, Etici, Sociologi ed anche di Medicina Forense“ e non di

Plaza de Oriente, Madrid
Plaza de Oriente, Madrid

chirurghi curiosi ed invadenti (!).

In un articolo precedente, riguardante il
“perchè questo studio sulla bellezza”,
ho parlato delle tre esperienze che mi hanno portato fin qui. La terza, dicevo, riguardava  la frase letta per caso (serendipity) sulla facciata della Scuola Superiore di Musica Reina Sophia in Plaza de Oriente a Madrid (novembre 2012):
“Nulla sine ethica estethica…”.
Se questa frase l’avesse scritta Socrate o Platone (“…tutto ciò che è buono è bello”) oppure Aristotele, come subito avevo erroneamente pensato, avrebbe potuto suggerire che l’etica della propria condotta di vita, il proprio stile, modus agendi, deve avere una visibilità, quindi esteriore, con valenza di “estetica”, da condividere e migliorare. Cioè, secondo me
“non si può fare nessuna ricerca del Bello senza un corretto comportamento personale ed in campo sociale e civile”,
oppure:

José Marìa Valverde
José Marìa Valverde

“nulla è bello se non è correlato alla morale”
per entrambi i casi restando nel campo della non sempre ovvia, purtroppo, “Bellezza oggettiva Etica”.
Dopo questa personale divagazione, l’opportuno riferimento storico: questa frase in realtà è stata pronunciata nel 1965 dal Prof. di Estetica dell’Università di Barcellona José Marìa Valverde (Valencia de Alcantara 1926 – Barcellona 1996) il quale si dimise dall’incarico per spirito di solidarietà, dopo che tre sui colleghi di Facoltà, Enrique Tierno Galvàn, Augustin Garcia Calvo e José Luis Lopez Aranguren erano stati rimossi dalle cattedre per la loro esplicita avversione al regime del Caudillo (Condottiero) Francisco Franco (Ferrol, Galizia, 1892, Madrid, 1975).
La frase di cui sopra, però non scritta sulla Scuola, ma cercata sul web, termina con:
“Ergo, apaga y vàmonos”.
Quindi essa è da interpretare in toto, liberamente come:
“Noi, professori di Estetica ce ne andiamo dall’Università, spengo (apago, cioè mi dimetto), perché non possiamo insegnare tale materia in un contesto privo di etica”.

Queste riflessioni esprimono il pensiero che chi ricerca il “Bello” è sempre l’ ”Uomo Protagonista”, grande o piccolo che sia, di fronte alla Natura, alla Scienza ed alla Tecnologia, all’Arte, alla Morale ed al Sociale fino al Divino.
Ed ancora, Pierre Reverdy (Narbona, Linguadoca, 1889 – Solesmes, Loira, 1960) nel 1948:

Santo Versace
Santo Versace

“l’etica è l’estetica di dentro”.
Essa si contrappone alla bellezza estetica vissuta talora però narcisisticamente.
Splendida l’osservazione di Santo Versace (Reggio Calabria, 1945) del 2006:
“… l’Educazione è la ricerca della Bellezza” (fonte, pag. 162 e 164)
che mi è venuta in mente pensando all’Educazione integrale di Platone (che richiede però cultura dell’esempio, curiosità, sensibilità, apprendimento e quindi “messa in opera”).
Altra riflessione appropriata dello Stilista è stata quella di ricordare le parole di Papa Paolo VI° (Giovanni Battista Montini, Concesio, Bs, 1897 – Castel Gandolfo, Roma, 1978) nella Enciclica del 26 marzo 1967, “Populorum Progressio” sul fatto che
la Politica deve essere la più alta forma di Carità”,
ed essa deve tendere a risolvere i problemi della gente, deve portare la gente verso il bello (sic!), che può essere un bello di diversi livelli e sfaccettature: deve essere un bello del vivere dignitosamente , oltre che il bello di tipo artistico e manifatturiero.
Riporto volentieri un’ultima considerazione, sempre di Santo Versace. Alla domanda su cosa fosse per lui la Felicità, egli risponde:
“La felicità per me è vedere la gente intorno a me che sorride”.
E’ un modo di parlare di bellezza, perché niente è più bello di un sorriso (vedi l’articolo  dell’Amico Pietro Verratti) di una madre, niente, del suo bambino che cresce. La bellezza è tutto. La bellezza è la vita, il lavoro. Non

Emily Dickinson
Emily Dickinson

c’è bellezza senza lavoro (altro sic!), il lavoro è l’essenza della vita. E’ tutto ciò che gira intorno all’educazione (suo termine già visto prima), alla legalità, alla meritocrazia, sono tutte parole che possiamo interpretare con bellezza politica (fonte, pag. 170).

La poetessa Emily Dickinson (Amherst, Massachusetts, 1830 – id. 1886) scrive in una sua lirica del 1862:
“Morii per la bellezza, ma ero appena sistemata nella tomba che uno che morì per la verità fu deposto in una stanza attigua. Mi chiese piano: perché sei mancata? Per la Bellezza, risposi, Ed io, per la verità, sono la stessa cosa, noi siamo fratelli,
disse. Così, come congiunti che si incontrano di notte, parlammo fra le stanze, finchè il

 John Keats
John Keats

muschio raggiunse le nostre labbra e coprì i nostri nomi…”
Ed ancora
John Keats  (Londra, 31 ottobre 1795 – Roma, 23 febbraio 1821):
“Bellezza é Verità, Verità é Bellezza, questo solo, sulla Terra, ed é quanto basta…”.
così come di recente riportava il grande Amico da poco scomparso, Vincenzo Finizio di Vasto.

Concludo con una riflessione. Venerdì 13 dicembre 2013 ero presente ad un evento organizzato dall’AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi) di Lanciano. Alla testimonianza di una Madre che ha dato l’assenso per il dono degli organi del suo giovane figlio, “cadavere a cuor battente” per trauma cranico, ho pensato:
“…può la Morte dare la Bellezza? Possono l’orrore, il buio, le lacrime, l’angoscia e la disperazione dell’eradicazione fisica ed affettiva creare di converso un infinito senso positivo per la vita? E può essa salvare il mondo?
Sicuramente sì,
mi sono risposto: è l’alternativa laica, o la compagna religiosa, del sentimento dell’esistenza:

è la Bellezza dell’atto d’Amore del Donare che salverà non il Mondo, ma l’Universo intimo di alcune Famiglie”.

Tramonto a Forio d'Ischia
Tramonto a Forio d’Ischia

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