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Ludovica Mattia e Clara Cuonzo: “le nostre Bellezze”

Mario Micozzi, Direttore di "Gente e Piazza"
Mario Micozzi, Direttore di “Gente e Piazza”

Sono amico da lustri del caro Prof. Mario Micozzi, poliedrica figura culturale, Direttore, fra l’altro, della Rivista “Gente e Piazza“, che leggo abitualmente.
Grande sorpresa ed interesse quando ho potuto apprezzare nel n° 2 di aprile 2014, nell’ambito dell’argomento Pianeta Scuola, gli articoli sulla “Bellezza” di due studentesse del Liceo Classico di Lanciano  “Vittorio Emanuele II”, classe III C: sono Ludovica

Liceo Classico "Vittorio Emanuele II", Lanciano
Liceo Classico “Vittorio Emanuele II”, Lanciano

Mattia e Clara Cuonzo, coordinate dalla Prof.ssa di Lettere Cristiana Chiara Antonelli.

La Sig.na Mattia intitola il proprio lavoro:
AAA CERCASI BELLEZZA;
la Sig.na Cuonzo:
ETICA ed ESTETICA.

 

AAA CERCASI BELLEZZA
“Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace” (Immanuel Kant). E’ quello che il poeta Gibran (Kahlil Gibran,

Ludovica Mattia
Ludovica Mattia

Bsharre, Nord Libano, 1883 – New York,

Kahlil Gibran (1883 - 1931)
Kahlil Gibran (1883 – 1931)

1931), filosofo, poeta e pittore ha detto con parole più eleganti ed in una forma più ricercata:
“Noi siamo il bello”.
L’aggettivo “bello” deriva anticamente da bonus, “buono, onesto”. E qui ritorna alla mente il καλὸς καὶ ἀγαθός dell’antica Grecia, il tratto principale dell’eroe. Una persona degna di onore e gloria doveva rispondere ai canoni di bellezza estetica ed interiore.
Per i Greci, la bellezza era sinonimo di perfezione: nella scultura, infatti, tutti i difetti venivano resi elementi impeccabili, non c’era nessuna sbavatura, tutto rispondeva a determinati canoni. La bellezza era un dato oggettivo che rispettava regole precise imposte da altri.
Non siamo lontani da quel canone di bellezza, è vero, e purtroppo ne abbiamo sviluppati altri, e più “dannosi”. La società odierna classifica sotto il concetto di bellezza una modella alta, magrissima, con misure e viso perfetti. Un neo fuori posto è ritoccato con Photoshop, et voilà, sulle copertine delle riviste, in TV, nelle pubblicità abbiamo sempre sotto gli occhi un prototipo “bello” che ci hanno rifilato senza tanti complimenti e che scatena invidie e manie di imitazione.
È bellezza, questa?
No, io la definisco apparenza. Se provo a pensare all’ultima esperienza che mi ha trasmesso “magia e bellezza”, per dirla con le parole di Kahlil

fontana di Trevi
Fontana di Trevi – Roma

Gibran, mi viene in mente un sabato sera seduta sugli scalini della Fontana di Trevi a guardare l’acqua scorrere e i turisti lanciare le monetine.
Magia, bellezza, pace.
Mi sentivo in armonia con l’Universo, come se il mondo respirasse all’unisono. Partendo da qui, e riflettendo, mi rendo conto di quanta poca magia ci sia nel Mondo, e la colpa è solo nostra.
Viviamo presi dalla frenesia di una società che non aspetta, immersi in futili distrazioni che ci appaiono come vitali. Tutto ci sfiora, niente ci tocca, siamo vittime di una crisi di passioni senza precedenti.
“Cosa dici ad un uomo che ha perso l’anima?”, C. McCarthy: "Non è un paese per vecchi"
si legge in
“Non è un paese per vecchi” di McCarthy (Cormac McCarthy, Providence, Rhode Island, 20 luglio 1933).
Questo, secondo me, è il punto chiave: gli Uomini sono diventati senz’anima, e si stupiscono di loro stessi quando scoprono di essere ancora in grado di meravigliarsi, di essere belli, belli dentro.
Basta poco, una cosa semplice, un film, libro, quadro e si riaccende l’interruttore. Ognuno di noi ne ha uno, piccolo o grande che sia, e il problema è trovarlo. Non abbiamo la voglia e la forza di trovarlo, lo so, ma c’è, e si fa vivo quando meno te l’aspetti, per ricordarti che sei un uomo.
Un uomo con le sue imperfezioni da mascherare, con il suo stereotipo da creare, disattento, incantato da falsi valori, completamente assente.
Se devo essere sincera, sono felice che un Oscar abbia portato le persone a riflettere su un tema che ci è vicino, che ci appartiene, nonostante io abbia molte critiche da muovere a Sorrentino e al suo film.
Quello che mi spaventa è che ce ne ricordiamo solo nel momento in cui un Benigni vince un premio, e poi ritorniamo al sicuro nelle nostre tane, si spegne l’interruttore fino a quando un’altra anima pia si assume il compito di risvegliarci dal letargo.
“…sulla ricerca del bello, che è stata una delle grandi sfide del cammino dell’uomo”,
sempre Gibran.
Nell’antichità si cercava il bello per raggiungere un unicum con se stessi e la propria sensibilità, ora lo si cerca perché siamo smarriti, senza meta, e quando lo troviamo ne siamo stupiti, orgogliosi, e poi lo lasciamo andare con noncuranza, e riparte la caccia. AAA cercasi bellezza, possibilmente non usata, per poterci meravigliare ancora, e per sempre.
Ludovica Anna Mattia ghirigori

ETICA ed ESTETICA

atene
Atene (foto elab. da ddg)

Parrà retorica, ma è proprio vero che nella freneticità della vita quotidiana non ci si accorge della bellezza che ci circonda.
Quando per un attimo ci si ferma, dimentichi degli affanni, improvvisamente si vede: e la bellezza ci annega.
Perché è tanta, quasi troppa: è la bellezza dell’albero scheletrico i cui rami ragnano il sereno, del limpido specchio di pozzanghere più azzurro del cielo stesso, e là, in lontananza, della neve montagnosa.
Ci si perde nella bellezza come naufraghi di fronte all’inevitabilità della morte.
E si prova, d’un tratto, oltre ogni cosa, una pace serena.
D’altronde, forse, questo senso di profonda unione con la Natura non viene dall’esteriorità, che, giorno dopo giorno, è sempre uguale a se stessa o minimamente varia, ma dalla nostra interiorità. Riusciamo a percepirla semplicemente quando lasciamo che il nostro animo pervada ciò che ci circonda di sentimenti di purezza di solito sepolti in un angusto angolo del nostro essere.
La magia e la bellezza sono dentro di noi, ci ricorda, dunque, Gibran, ma in realtà non possiamo che scoprirla e scovarla nell’esteriorità.

Gabriele D'Annunzio
Gabriele D’Annunzio (fonte?)

Magia e bellezza sono quasi del tutto incapaci di percepirsi e hanno come bisogno di un lucido specchio per rendersi conto di se stesse: esso è l’esteriorità. Quando, però, si giunge all’abissale equivoco di scambiare l’immagine per la realtà, l’esteriorità per l’interiorità, ci si

Il piacere, di G. D'Annunzio (scr. in Francavilla al Mare, 1888)
Il piacere, di G. D’Annunzio (scr. in Francavilla al Mare, 1888)

perde nell’affettazione, neppure il pallido spettro del bello. L’esasperata ricerca della bellezza esteriore, dunque, è vanità delle vanità, affannosa mancanza di senso, ansiosa irraggiungibile compiutezza.
E per questo, Andrea Sperelli, l’esteta dannunziano tanto compiaciuto di se stesso quanto incontentabile, è destinato a fallire.
E con lui tutta l’odierna società.
Essa è incapace di dar rilevanza al valore etico della bellezza, si ferma all’immediatezza sensibile, l’estetica appunto, e non sa procedere oltre.
Si è perso il concetto del bello che era tipico della civiltà greca kalòs kai àgathòs, bello e buono, la bellezza indissolubilmente legata alla rettitudine dell’animo.

platone
Platone

Platone (Atene, 428/27  a.C. – Atene, 348/47 a.C.), nel suo sistema filosofico, dà un’imprescindibile importanza alla bellezza ed Egli, in questo, è pienamente figlio del suo tempo.
La bellezza, dunque, è l’unica delle idee di cui abbiamo memoria, che con la sua appariscente presenza ci riporta alla mente le virtù sue compagne e attraverso lo stimolo dell’amore ci fa giungere alla conoscenza del bene.
La modernità, invece, si è data al commercio della bellezza.
L’Arte non ha più un valore incommensurabile e può essere mercificata, comprata e venduta al prezzo stabilito dal volubile gusto. Se la bellezza viene relegata ad un fatto di commercio, è ovvio che non possiamo più trovarla nella nostra interiorità e percepirla nel suo interlocutore privilegiato, la Natura. È come se ci accecassimo volontariamente di fronte alla vera bellezza, convinti che essa possa essere comprata in un grande magazzino.

Il pesante compito della post-modernità sarà, dunque, quello di risvegliarci dall’assopimento in cui ci siamo relegati e ridestarci alla bellezza nella speranza che porti con sé anche gli imprescindibili valori etici che le sono compagni.
Clara Cuonzo

Gente e Piazza
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