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la Bellezza salverà il Mondo (?). Come, il IV° dei 7 quesiti

Perché, Cosa, Chi, Come e Quale, con Salvare e Mondo.

5 sensi (www.arteecritica.it/archivio)
5 sensi (fonte)

4) COME si percepisce la Bellezza? Cioè, con quali strumenti si riesce a vivere questa straordinaria esperienza?

Noi partecipiamo con il nostro mondo interiore attraverso la riflessione, l’introspezione, la coscienza, la memoria, sentimenti ed emozioni ed il libero arbitrio. Ci rapportiamo invece con il mondo esterno attraverso i sensi, cinque strumenti che ci fanno percepire la consapevolezza del “noi immersi nell’ambiente”.
Essi ovviamente sono: vista, udito, tatto, olfatto e gusto e rappresentano le modalità di afferenza alla Mente, ma anche al Cuore che così elaborano una esperienza “bella”, positiva, coinvolgente tutto il nostro essere.

Occhi come organo, occhi della mente e del cuore, occhi che “vedono” con la (nano)tecnologia dedicata: (retina artificiale, visione bionica, dell’I.I.T. di Genova – link); occhio bionico: protesi con impianti visivi corticali – new link).
Vedere con le mani, Musei da toccare: per vedenti e non, al Museo Tattile di Pittura Antica e Moderna “Anteros” di Bologna – link; presso il Museo Omero di Ancona – link. Circa 80 in Italia i Musei, locali, installazioni dedicati al problema – link.

Alcune testimonianze:
“…la bellezza delle cose esiste nella mente di chi le contempla e ogni mente

Charles Baudelaire
Charles Baudelaire

percepisce una diversa bellezza…”,
(Charles Baudelaire, Parigi, 1821 – id., 1867). Testimonianza di Bellezza sia estetica che etica assolutamente soggettiva.
E’ la mente lo strumento che ci fa conoscere il “bello”, come fanno i non vedenti (Sabriye Tenberken, tedesca del 1970, Tibetologa e grande sportiva), noi ad occhi chiusi o al buio: gli “occhi” della mente. Ma ce ne sono anche altri di mezzi, come ci dice le Petit Prince:

le petit prince
le Petit Prince

“Che si tratti di una casa, delle stelle o del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile”,
infatti:

Antoine de St.-Exupéry
Antoine de St.-Exupéry

“non si vede che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi…”
(Antoin de Saint-Exupéry, Lione, 29 giugno 1900 – mar Tirreno settentrionale, 31 luglio 1944). Ciò che noi vediamo con gli occhi è l’apparenza; invece la sostanza, cioè l’essenziale, la cogliamo con il cuore, i sentimenti; bellezza invisibile, intima e quindi inafferrabile, l’assoluta bellezza da ricercare con nostalgia, forse nelle espressioni ed esperienze positive e rassicuranti di una volta…
Ed ancora:
“Ci sono cose che non puoi vedere con gli occhi:
devi vederle con il cuore e questo non è facile.
Se ritrovi lo spirito della giovinezza dentro di te,down
con i ricordi di adesso e i sogni di allora,
potrai farlo rivivere
e cercare una strada nell’avventura
che chiamiamo vita,
verso un destino migliore.
E il tuo cuore non sarà mai stanco né vecchio…”
(
Sergio Bambarén Roggero, Lima, 1 dicembre 1960).
Per i bimbi Down (con trisomia 21): www.guardaconilcuore.org

Alcuni presumono di poter vivere esperienze di chiaroveggenza, precognizione, telepatia attraverso la percezione extra-sensoriale, la paragnosia, ma questa non ha tuttora alcun fondamento scientifico ed io, nella mia grande ignoranza, non ne farò menzione.

Ed allora il Bello non è così soltanto quello che si può sperimentare con i mezzi specifici ed appropriati, ma è quello che l’evento, comunque accaduto, ci rimanda alla coscienza come esseri intelligenti e sensibili immersi nella memoria.
Anche i sordo-ciechi hanno le loro bellezze da vivere, esprimere e condividere; anche il neonato inesperto od il

aristotele
Aristotele

vegliardo mortificato nella sua integrità psico-fisica sanno riconoscere emozioni “belle” e gioiose; ma anche qui rientriamo nel solco della percezione soggettiva, come questo esempio che suggerisce una visione con canoni che “dovrebbero essere di tutti”:
“… prendi i miei occhi, disse questi
(Nicomaco, filosofo della fine del IV° sec. a.C., figlio di Aristotele)

Zeusi di Eraclea
Zeusi di Eraclea

ad un ignorante
(un censore)
che voleva biasimare il quadro
(di Elena eseguito da Zeusi, pittore della seconda metà del V° sec. a.C.)
ed essa ti sembrerà una dea”.
(Johann Joachim Winckelmann – Stendal, Prussia, 1717 – Trieste 1768).

Gli Occhi della Fede. Per l’Uomo che attraversa la porta della Fede,
“si apre un nuovo modo di vedere, la Fede diventa Luce per i suoi occhi”
(dall’Enciclica Lumen Fidei di Papa Francesco, 29 giugno 2013 (fonte).

Gli occhi dei Bambini. I bambini non vedono le cose come gli adulti: la loro percezione e la loro spontanea elaborazione dell’esperienza, creano interpretazioni personali, semplici e di riferimento con altre precedenti conoscenze, fondamentali per sviluppare circuiti mnesici interpretativi. Lo stupore, il nuovo, la semplicità, la scoperta, la propensione al fascino del magico e del fantastico ricercato come componente del vissuto ne sono le caratteristiche : da qui una tutta personale, “loro”

Stendhal
Stendhal

identificazione delle cose, e pertanto anche della Bellezza, come della Bruttezza e della Bruttura.

Un’altra riflessione: la sindrome di Stendhal, che la descrive per primo, perchè personalmente vissuta a Firenze a 34 anni, nel 1817, con i sinonimi di S. di Firenze, Parigi, Notre Dame. E’ un problema clinico e psicosomatico vissuto da individui di fronte ad opere d’arte di elevata bellezza, per lo più in spazi ristretti (sale di Musei, nicchie ecc.) che si presenta con malessere, instabilità, vertigini, stato confusionale mal gestibile e criticabile, irrequietezza, tachicardia fino a vere e proprie crisi di panico accompagnate talora da allucinazioni, con l’intervento della

Sigmund Freud
Sigmund Freud

dopamina e dell’adrenalina (vedi punto 5).

Importante al riguardo, nella mia conclusione, sull’influenza della percezione della bellezza, un aforisma di Sigmund Freud (Pribor, Austria, 1856 – Londra, 1939):
“Scoprire il mondo fa eccitare. Trovarsi di fronte ad un’opera d’arte, provoca un’eccitazione legata alla percezione estetica dell’immagine”.

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