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malattie cardiovascolari e prevenzione (aggiornamento 2012 della JTF delle Società Europee)

Le linee guida delle 9 Società europee sulle MCV (Malattie Cardio-Vascolari) della JTF (Joint Task

Testut e Jacob, 1906 – il cuore

Force dedicata) aggiornate al 2012 (fonte) sul ruolo fondamentale della prevenzione specifica.

La MCV su base atero-arteriosclerotica è una patologia progressiva, subdola e cronica che avanza per lo più senza chiare evidenze cliniche. La progressione anatomo-patologica, ricordo per inciso strie lipidiche arteriose evidenziabili in rari casi già nel feto, si appalesa più di frequente con un quadro acuto di IMA, più raramente con un deficit progressivo funzionale globale della pompa cardiaca con angina e scompenso. Quest’ultima complicanza è però la prima causa di richiesta di ricovero in Ospedale negli ultra-65enni (dato del 2012).

Tale affezione e soprattutto la patologia dei vasi coronarici, è la prima causa di mortalità e morbilità nella popolazione adulta in Europa ed è in aumento nelle “società del benessere” di molti Stati. Il suo costo incide primariamente sulle problematiche di economia sanitaria. In Europa la mortalità degli individui prima dei 75 anni è dovuta a MCV nel 42% nelle donne e nel 38% negli uomini, soprattutto per coronaropatia.

L’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) ricorda che quasi l’80% delle morti per MCV può essere combattuta attraverso
un appropriato stile di vita, a carattere quindi personale, autogestito, talora in verità socio-assistito ed
una disponibilità sociale efficiente per il controllo sanitario e quindi per per l’individuazione dei rischi, per la loro correzione attraverso un agevole accesso alla tecnologia diagnostica e per la terapia meglio condotta attraverso la EBM (Evidence Based Medicine), cioè la medicina basata su prove di efficacia.

Non modificabili gli elementi sesso, età, patologie congenite ed ereditarie influenti al riguardo; poco modificabili stato sociale, ambiente e cultura. A ciò aggiungerei le variabili volontà e determinazione del Paziente, spesso non troppo modificabili!

I punti però sui quali si può agire positivamente e da controllare, previo accurato, comprensibile e condiviso colloquio con il MMG, sono:
*) no al fumo;
*) scegliere cibi salutari e vari con carico calorico che eviti il sovrappeso o l’obesità: favorire il consumo di pasta e pane integrali, frutta , verdure, carne magra (bianca), pesce azzurro, pochi grassi animali per gli acidi grassi saturi impiegando invece grassi mono- e poli-insaturi (essenzialmente dall‘olio extravergine di oliva e dal suddetto pesce azzurro per gli omega 3). Aggiungo, ma è ovvio e conseguenziale, il controllo di alcool e di zuccheri semplici (nota ddg);
*) restrizione dell’assunzione del sale, soprattutto nei soggetti ipertesi;
*) attività fisica aerobica, se possibile giornaliera (walking) per 30′, con frequenza biotipo mela circonferenza vitacardiaca di allenamento (tipo l’80% di 220 – anni di età) tale da favorire una lieve sudorazione. E’ la drammatica lotta alla sedentarietà che ci affligge (nota ddg);
*) BMI > o = a 25 se MBI > o = a 30, evitando l‘obesità centrale (obesità a mela) con girovita nell’uomo > 94 – 102 cm. e nella donna > 80 – 88 cm. (variabilità in funzione dell’etnia);
*) pressione arteriosa < 140/90 o meglio< 130/80;
*) controllo del colesterolo totale (< 190-175 mg/dL) ed LDL (< 115-100, meglio 80 mg/dL);
*) glicemia a digiuno < 110 mg/dL e laddove necessario, HbA1c < 6.5%;
*) nelle dipendenze da fumo od alcool (spesso associate), eventuale supporto psicologico specialistico indicato dal MMG;
*) controllo e correzione delle situazioni di stress cronico (facile a dirsi!);
*) valutazione dello stato infiammatorio dell’organismo con la PCR e la VES; controllo programmato di un’eventuale microalbuminuria;
*) il tutto è per combattere le patologie associate nella classica sindrome metabolica dove l’iper-insulinemia ha un ruolo primario;
*) infine ancora il ruolo del MMG nel monitorizzare la correttezza dell’efficacia dei farmaci in uso e la “diligenza

daddy 1967: senescenza

globale” nei propri Pazienti nel seguire i dettami appropriati.

Considerazioni finali: il problema non si pone per un periodo standard della vita. L’attenzione alla prevenzione

e, laddove dovesse fallire, nei malati, si protrae per tutto l’arco della vita: dal tempo neonatale a quello pediatrico, adolescenziale ed ancora in avanti: ogni epoca della vita si presenta con caratteristiche e problematiche peculiari.

P.S.: mi sono permesso nell’elaborazione di questo articolo, minime interpretazioni ed esposizioni personali nell’intento di renderlo più chiaro per gli Utenti non del campo sanitario. Anche alcuni dettami metodologici li ho omessi, perchè piuttosto complessi ed a carico delle figure sanitarie responsabili.

 

 

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