sabato , 20 gennaio 2018
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Fine corso OSS: argomenti condivisi di Medicina

1- Esiste il segreto professionale: quando posso, o devo, non rispettarlo?

Il silenzio
Il silenzio

Il segreto professionale indica un obbligo che riguarda delle figure a cui è imposta la segretezza. Ci sono casi eccezionali che possono sollevare la persona coinvolta da questo obbligo, e sono i seguenti:
il Paziente in grado di intendere e di volere autorizza a rivelare, tramite consenso, il proprio stato di salute a determinate figure (parenti, amici, altro personale);
se il soggetto è incapace o minorenne se ne occupa il tutore (legale rappresentante);
nelle cause sociali quando c’è rischio di diffusione di specifiche malattie (trasmissibili);
quando il Paziente lede volontariamente la propria persona (autolesionismo volontario). La prima fase per la risoluzione del problema è il tentativo di parlare con il Paziente, ricordargli che non è solo, che possiamo aiutarlo attraverso l’amicizia professionale sanitaria ed umana, consigliandogli di ben riflettere e di fare la cosa giusta cercando così di risolvere, se possibile, disagi e conflitti;
se il nostro tacere crea ulteriore danno al Paziente bisogna informare con discrezione un proprio superiore e prendere provvedimenti;
per giusta causa, ovvero casi imposti dalla legge.

2- Le strategie assistenziali di un paziente con severe piaghe da decubito.
Il primo concetto che desidero inculcare nella mente e nel cuore dei miei Corsisti è quello che:
è impensabile che una piaga da decubito severa e vasta guarisca se non si attua una strategia nutrizionale adeguata, anche con sussidi particolari che il prezioso Team Nutrizionale ben impiega.
Detto questo, procediamo con la routine.
Trattando severe piaghe da decubito come prima fase dobbiamo eseguire una riflessione anamnestica e quindi storica sulle cause che hanno portato al manifestarsi della lesione in quel preciso Paziente. Dopo ciò, ricavare un discorso culturale di prevenzione per il futuro da applicare in altre situazioni cliniche.
Le strategie assistenziali da attuare sono:
igiene e medicazione locale;
mobilizzazione;
flebomaterasso soffice o ad aria o ad acqua;
idratazione da bilancio idrico con
apporto nutrizionale adeguato.
Inoltre, per idratare il Paziente viene utilizzata la flebo periferica come manovra occasionale, temporanea. Altrimenti ci si affida ad accessi venosi con catetere centrale (CVC) in vena cava superiore.
Il Paziente con piaghe da decubito sarà portatore di pannolone o catetere vescicale frequente nella donna e urocontrol (condom) nel maschio: bisogna quindi prestare massima attenzione affinché urine e feci non arrivino nell’area da decubito (inquinamento da deiezioni). Durante la medicazione per le piaghe adoperare occhi e naso per osservare e odorare; se la ferita è fetida o ha un colore particolare, verde o grigio soprattutto, bisogna eseguire un esame mani infermierecolturale alla ricerca di comuni patogeni e miceti (funghi). Altra accortezza: per asciugare il Paziente dopo aver eseguito l’igiene utilizzare asciugamani, garze ma anche il phon.
Attenzione allo smaltimento di materiale di medicazione che richiede trattamento specifico.

3- Il significato del dolore.
Il dolore è sempre un campanello d’allarme. Rappresenta la segnalazione attraverso cui l’organismo annuncia un danno potenziale o in atto.
Il dolore necessita di essere studiato:
a seconda del Paziente e della sua storia clinica (concetto olistico), anamnestica recente e remota,
della sede anatomica con fondamentale dicotomia tra dolore superficiale e profondo (viscerale),
del tipo espresso, tipo acuto o cronico, lieve o intenso, episodico o recidivante e quindi già studiato verosimilmente, a riposo o funzionale o provocato (indotto), localizzato, diffuso o irradiato (proiezione), variabile o meno alla digitopressione ed alla palpazione, con eventuale corteo sintomatologico che annuncia (aura) il problema algico o di accompagnamento tipo ansia, irritabilità, fenomeni viscerali (nausea, vomito, singhiozzo), prurito, febbre, tosse, scotomi ecc. ed ovviamente dell’obiettività clinica.

visita medica polmoni4 – Il dolore toracico: comportamento di un O.S.S.
Il dolore toracico di un Paziente può essere provocato da molteplici cause: dolori intercostali, dolori da reflusso gastroesofageo, angina, infarto ecc. Vedi al riguardo un articolo dedicato.
Un operatore socio sanitario deve innanzi tutto mantenere la calma ed instaurare un colloquio serenizzante col Paziente.
In un primo momento di deve cercare di farlo muovere il meno possibile per evitare ulteriore dispendio di ossigeno, farlo sedere o eventualmente sdraiare, controllare i parametri vitali e in ogni caso avvisare tempestivamente il personale sanitario competente.

5- Perché l’infarto del miocardio (IMA) può creare dolore? In realtà esiste un discreto numero di infarti asintomatici, con rilievo ECGrafico a sorpresa durante un successivo controllo, magari routinario o per eseguire un esame contrastografico o anche un intervento chirurgico.
Il dolore dell’infarto del miocardio è provocato dalla formazione di acido lattico, altamente neuro-algogeno; esso comporta protocolli diagnostici precisi.
Il cuore quando è in condizioni di avere poco ossigeno a disposizione (ipossia ischemica) avrà delle reazioni metaboliche in anaerobiosi (senza ossigeno) nelle zone compromesse. Il catabolita dell’attivazione anaerobiotica è proprio l’acido lattico e da qui il dolore, localizzato toracico o con le spesso classiche e molteplici irradiazioni.

6- Perché quando corro troppo ho dolore alle gambe?corsa
Nel momento in cui corriamo troppo (debito di ossigeno) con la già ricordata ed ovvia ipossia ischemica, il tessuto muscolare in attività acquisisce energia dal glucosio in primis e quindi dagli acidi grassi in assenza di ossigeno (metabolismo anaerobiotico), producendo acido lattico che va a stimolare il dolore per irritazione chimica alle terminazioni sensitive nervose.

Ed allora aggiungo anche che l’affanno, cioè la dispnea o difficoltà respiratoria si avvera in tutti quei casi in cui la richiesta di O2 non può essere soddisfatta dall’attività respiratoria o dall’attività cardiaca.

Bravi tutti, carissimi.
Sono proprio contento dei risultati raggiunti. Questi argomenti sono molto interessanti e le vostre riflessioni sono di grande valore.
Auguri per il prosieguo degli studi.
Per me, tutti promossi!
Stefano Graziani.

 

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