sabato , 4 Luglio 2020

Il “volo”…

Il “volo”…
del gabbiano Jonathan Livingston, di Ulisse, Icaro, Fetonte, Pindaro e Jim Morrison.gabbiani

“…Incoscienza? Condotta irresponsabile? Fratelli miei! Ma chi ha più coscienza di un gabbiano che cerca di dare un significato, uno scopo più alto all’esistenza?

Per mill’anni ci siamo arrabattati per un tozzo di pane e una sardella, ma ora abbiamo una ragione, una vera ragione di vita…imparare, scoprire cose nuove, essere liberi! Datemi solo il tempo di spiegarvi quello che…”

Cari Amici: era un volo eccezionale, il più veloce, intrepido ed acrobatico di sempre, sicuramente temerario, quello voluto ed eseguito dal nostro Jonathan, frutto di curiosità, volontà e ardimento.
Una sorta di eccezionale e folle volo (folle, come sostantivo, ha il significato di “colui che ha la testa vuota, senza cervello“, forse, ma probabilmente, irrazionale), quando ormai abitava le nuvole più alte, inaccessibili ai comuni, pigri e demotivati volatili, suoi ex compagni di laggiù…

Ulisse

Tutto questo mi ha riportato alla Prof.ssa Rita Levi Montalcini, che nel 2004 scrive il libro “Abbi il coraggio di conoscere”, meravigliosa testimonianza, unitamente al pensiero di Immanuel Kant, della necessità di applicarsi ed apprendere metodologicamente,
ma Amici,
ancor di più a Dante, Inferno XXVI° Canto, poiché voglio associare “il folle volo” del gabbiano, che significa interesse e volontà della ricerca, concreta sfida con se stesso, a quanto il grande Maestro fa dire ad Ulisse (Odisseo nella forma greca):

“…e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo…”

Il “folle volo” lo propone Ulisse, che avido di conoscere e scoprire “l’oltre” misterioso le colonne d’Ercole, lo stretto di Gibilterra, confine estremo ad Ovest del mondo allora conosciuto, programma inconsueto ed oltre gli “schemi”, con ardita e determinata curiosità, con amore del sapere, con sprezzo del pericolo e dell’ignoto, così si rivolge ai suoi marinai, compagni di viaggio e di avventura, spronandoli a proseguire il viaggio:
“…considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza…”

… in realtà, è intuitivo, (in)(con)seguire, raggiungere la verità.

La virtute umilmente la interpreto come una qualità positiva, forte e quindi determinata del carattere umano che ne forgia la personalità e quindi l’espressione sociale, visibile di un eroe mitico. Ciò però comporta una riflessione sociale e morale del comportamento di Ulissenon mitica, ma reale che è al di fuori del contesto dell’articolo, ma che invece rientra nella non chiara valenza della parola “virtute”: Ulisse per amore della conoscenza si serve della proprio personalità “virtuosa”, ma che interpreto come non morale, in quanto trascura moglie, figlio, padre e patria, rischiando moltissimo lui, la famiglia, la sua Itaca, ma anche il suo equipaggio.
E qui mi fermo, ricordando soltanto che secondo Cicerone, il canto delle Sirene (fonte) nell’epopea omerica è una promessa di conoscenza: Odisseo non fu attratto dalla soavità del loro suono, ma dal desiderio insaziabile di apprendere, anche qui rischiando la vita!

Sull’andare oltre, un mio condiviso lavoro al riguardo.

Pindaro

Lasciato Ulisse finalmente ad Itaca, quanto suddetto non ha nulla a che vedere con Pindaro (*)(Cinoscefale in Beozia ca. 518 a.C. –

Argo in Argolide ca. 438 a.C.) ed il suo volo lirico destabilizzante, fuori dagli schemi canonici,

Fetonte

né tantomeno con Fetonte(**), figlio di Elio, dio del Sole, nel guidare il carro del padre con tanta inesperienza, esibizione e “follia” destruente, nè ancora con

l’ardire stolto di Icaro (***) ed il suo volo disubbidiente ed ottuso dall’esito infausto, giustificato però dalle grandi tempeste dello sviluppo dell’adolescenza con la sua fragilità inconsapevole ed entusiasmo estremo.

icaro

Ed ancora, in ultimo, trovo invece angosciante e lugubre questa frase di Jim Morrison, poeta-artista già segnalato nella categoria della donazione di sangue e più volte in questa di daddy:

“…è nel momento in cui dubiti di volare che perdi per sempre la facoltà di farlo”, ma anche qui il nostro Jim si serviva di ali “stupefacenti”

Jim Morrison

deleterie!

Per noi, carissimi, volontà, determinazione e perseguire il proprio cammino giusto, nella speranza che sia libero da paradisi artificiali autodistruggenti, i “fiori del male” tanto amati dal suo maestro, nato 120 anni prima di lui, Charles Baudelaire.

Sul volo, immagine ricca di emozioni e stimoli, c’è un altro mio pensiero, sempre in questo “tank” per riflettere o sorridere.

 

 

(*) Pindaro, il massimo poeta lirico corale della Grecia: amava passare repentinamente da un fatto all’altro con modalità utili per la lirica, ma senza nessi logici.

(**) Fetonte desiderava dimostrare in modo inconfutabile di essere davvero il fuglio di un dio. Non riuscendo a controllare i focosi ed indomabili cavalli del carro, uscì dalla strada celeste, la rotta del Sole, bruciando cielo e terra, asciugando fiumi ed inaridendo i mari. Giove (Zeus) lo colpì con il fulmine per punizione, facendolo cadere nell’Eridano, l’attuale Po.

(***) Icaro figlio di Dedalo, con il quale fu rinchiuso nel Labirinto da Minosse, adirato per la fuga di Teseo e l’uccisione del Minotauro. L’ingegnoso Dedalo costruì delle ali fissate con la cera al torace: con quelle riuscirono a fuggire dalla prigione. Icaro, esaltato dall’ebbrezza dell’esperienza del volo, nonostante i reiterati consigli paterni, si librò troppo in alto, vicino al Sole: le ali si staccarono ed il giovane precipitò nelle acque dell’Egeo centro-orientale.

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