giovedì , 5 Novembre 2026

Primo Soccorso; le Emergenze Sanitarie.

Parliamo quindi di Primo Soccorso, ma con notizie, riflessioni ed esempi clinici molto didattici.
In più, molte definizioni fanno parte delle Lezioni per precedenti Corsi O.S.S., nonché,
utile, per la Facoltà di Scienze Infermieristiche, con questo amplissimo programma
di Medicina e Chirurgia (-> link).
Prima di iniziare desidero riferirvi su 3 riflessioni che caratterizzano il mio lavoro di medico e di docente.
1) Qual è l’obiettivo del Personale sanitario?
2) Quando guardo una piaga da decubito, una ferita, un’ulcera, cosa vedo?
3) L’umiltà sempre presente. Si impara ad ogni età e mai vergognarsi di dire: …non lo so…

Ne parleremo in presenza.
INTERVENIRE in CASO di EMERGENZA SANITARIA.
La gestione delle emergenze sanitarie in Italia si attiva chiamando il numero unico 118.

Cosa Non Fare e Cosa Fare in Caso di Emergenza sanitaria.
Le nozioni di Primo Soccorso non riguardano solo il personale specializzato ma riguardano tutti i cittadini e pensare che il soccorso sia un atto che spetti solo ai sanitari è sbagliato.
Mettere in atto semplici manovre di Primissimo Soccorso possono prevenire il peggioramento di un malessere o anche solo portare sollievo psicologico all’infortunato.
Qualsiasi persona, se ben istruita, può con il suo intervento salvare una vita o almeno aiutarla. E’ importantissimo, quindi, sapere cosa fare e cosa non fare per non sentirsi inadeguati.

Cosa NON fare.
Non muovere la persona a meno che non esistano gravi motivi per farlo.
Posizione di sicurezza della persona sdraiata in caso di vomito, sul fianco sin. se possibile.
Non mettere se stessi in pericolo: strada, scale, scale mobili, fuoco, frammenti di vetro o di metallo, balconi con bassa ringhiera, corsi d’acqua ecc.
Evitare di farsi prendere dal panico e rimanere lucidi.
Non somministrare farmaci, non fare manovre invasive di competenza medica o effettuare diagnosi. Non considerare morto l’infortunato (solo un medico può farlo), a meno che non sappiate evidenziare una midriasi fissa (vedi dopo).

Cosa FARE.
Mettere in sicurezza la scena.
Nel sospetto, subito il 118!!!
Cercare di capire la dinamica dell’incidente.
Allontanare i “curiosi” che potrebbero essere d’intralcio.
Valutare se la persona respira, se è cosciente e se c’è polso.
Rassicurare la persona, se cosciente.
Se la situazione non è grave porre la persona in una posizione confortevole.
Non lasciare mai da solo l’infortunato fino a quando non arrivano i soccorsi.

Programma. Comincio con le definizioni.
– A) Alterazione dei parametri vitali.
– B) Soffocamento e manovra di Heimlich.
– C) Massaggio cardiaco,
– D) Colpo di calore o di sole.
– E) Svenimento, collasso, lipotimia o deliquio (termine arcaico).
– F) Crisi epilettica: cos’è? Cosa fare e cosa non fare.
– G) Shock anafilattico da ingestione di cibo, da farmaci o da puntura di insetti.
– H) Scarica elettrica o folgorazione.
– I) Gestione delle ferite con sanguinamento venoso o arterioso.
– L)  Emorragie esterne.
– M) Fratture e lussazione.

Definiamo intanto le caratteristiche del contenuto di una borsa sanitaria, contenente anche la cassetta di primo soccorso, eventualmente nella stessa borsa. Essa è obbligatoria in tutti gli uffici, tutte le aziende e le scuole e deve essere predisposta dal datore di lavoro, a prescindere dal numero di dipendenti:
fonte luminosa, anche smartphone, per la reattività delle pupille (vedi dopo),
saturimetro (ossimetro) per la determinazione della percentuale di ossigeno periferico e della frequenza cardiaca. Alcuni modelli indicano anche un’aritmia. Capiamo polso, ritmia e aritmia.
Orologio per contare gli atti respiratori, non necessario in urgenza,
sfigmomanometro o apparecchio elettronico per la misurazione della P.A.,
fonendoscopio, se lo conosciamo, per sentire attività respiratoria e battito cardiaco; per questo utile servirsi dei polpastrelli delle dita, per sentire il polso arterioso al polso o quello femorale all’inguine; mai il polso carotideo in un Paz. critico. Vi spiego praticamente il perché in presenza.
Glucometro per la valutazione della glicemia (e non si dice per valutare il diabete!),
termometro per la temperatura, con vari modelli moderni, conosciuti in epoca Covid.

circolazione umana (it.depositphotos.com)

Con la sigla DPI si intendono i Dispositivi di Protezione Individuale da avere con sé:guanti monouso sterili e non,
visiera di protezione paraschizzi,
mascherina,
flacone di soluzione fisiologica (sodio cloruro – 0, 9%) da 500 ml per il lavaggio delle ferite;
flacone di Betadine al 10% per la disinfezione delle ferite lievi;
compresse di garza sterile, varie misure per pulire e disinfettare le ferite;
telo sterile monouso per appoggiare il materiale;
pinzette da medicazione sterili monouso per la rimozione di corpi estranei;
confezione di rete elastica di misura media per fissare le medicazioni;
confezione di cotone idrofilo per tamponare in caso di abbondante perdita di sangue;
confezioni di cerotti di varie misure pronti all’uso per le ferite o abrasioni più lievi;
rotolo di cerotto alto 2,5 cm per bloccare le garze o Fixomull, ampio, da ritagliare;
un paio di forbici;
2 lacci emostatici arteriosi per emorragie importanti;
2 confezioni di ghiaccio istantaneo per distorsioni o contusioni;
2 sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari o materiale infetto.

– A) ALTERAZIONI delle FUNZIONI VITALI e dei loro PARAMETRI. Il rilievo delle funzioni vitali è fondamentale per orientarsi a definire e a quantificare uno stato patologico di un individuo e talora qualificarlo. Semeiotica, esperienza e diligenza sono strumenti necessari del caso.
Fondamentale è raccogliere appena possibile notizie sulla dinamica dell’evento con persone o parenti/conoscenti presenti al fatto.
1) Turbe della coscienza:
stato vigile di coscienza con Paz. orientato, cioè cosciente e ben consapevole del tempo e dello spazio;
stato confusionale acuto con Paz. confuso, cioè cosciente ma disorientato, tipo stordimento ed obnubilazione. Egli si guarda intorno, perplesso, cerca di riflettere e di capire. Lo si osserva ovviamente nel trauma cranico, da alcol, droghe, farmaci, labirintite con vertigini ed altro.
stato soporoso: il Paz. reagisce solo a stimoli verbali e di toccamento deciso;
stato stuporoso: il Paz. reagisce solo agli stimoli dolorosi;
stato comatoso: il Paz. non reagisce né a stimoli verbali, né di toccamento, né dolorosi.

2) Controllo delle pupille:
normali come diametro e normoreagenti alla luce (torcia, smart) con la miosi, restringimento del diametro pupillare, per proteggere la retina dalla luce intensa e diretta;
miosi: pupille piccole, ristrette, reagenti e alla luce per lesioni diencefaliche bilaterali di varia natura, traumatica in primis, lesioni ossee orbitarie, frattura scomposta di clavicola, traumi contusivi del collo, intossicazione da oppiacei e derivati tipo eroina e morfina;
miosi non reagente alla luce per lesioni del ponte (corrispondenti alla nuca);
midriasi: pupille dilatate sotto stimolo dell’adrenalina, da buio (fisiologica), intossicazione da cocaina, coma ipoglicemico, intossicazione da alcool, inalazione di etere e cloroformio, botulismo, trauma oculare contusivo, impiego dei farmaci dell’oculista, glaucoma, asfissia, anossia, morte con midriasi fissa, non reagente alla luce);
anisocoria (pupille di diametro diverso) per lesione bulbare, mesencefalica o ipotalamica, quindi nei

Anisocoria in S. di B.- Horner da H. Bailey, Semeiotica Chirurgica, 1965

traumi cranici laterali e talora nelle neoplasie, che, se si associa a bradicardia, può portare a coma e a morte.

3) Valutazione del respiro.
Se necessario, liberale il Paziente da bottoni della camicia, dalla cravatta, cinta, panciera.
frequenza respiratoria, normale con 12-20 atti (escursioni)/minuto, tachipnea per atti > a 25/min., bradipnea per un numero < a 12/min.. L’assenza della rilevazione del respiro si dice apnea accompagnata da midriasi;
ritmo, regolare, irregolare, gasping con movimenti inspiratori inefficaci, tipo “pesce fuor d’acqua” per paralisi centrale del muscolo diaframma e morte;
ampiezza dell’escursione diaframmatica, normale o con respiro profondo o superficiale, qui spesso con tachipnea;
rumore (con il fonendoscopio): stertoroso, gorgogliante per ingombro delle vie respiratorie da corpo estraneo (catarro, terra, insetto, farina, dentiera, lingua retroposta ecc.). Rumore sibilante, da asma bronchiale (spasmo bronchiale o broncospasmo) o cardiaco (asma cardiaco, diagnosi difficile) con severo affanno, anticamera dell’edema polmonare, polmone umido. Qui ci si capisce se si conosce l’anatomia e la fisiologia del muscolo cardiaco.
Saturimetro: per la pO2 e la F.C.

4) Alterazioni cardio-circolatorie:
ricerca con dito indice e medio del polso arterioso, cioè dell’onda ematica spinta dal cuore con la sistole, premendo un’arteria contro una superficie sottostante dura: polso radiale, femorale, carotideo (talora manovra pericolosa!), brachiale o omerale, sinonimo, rilevando:
frequenza, normale fra 60 e 90 bpm, < a 60 bpm si è in bradicardia, > 90 si ha la tachicardia; se non si sente il polso il paziente è deceduto? (speriamo di no!), o ha una P.A. bassa che non consente di rilevare l’onda, o si sta sbagliando la ricerca;
ritmo: in ritmo o aritmico per extrasistoli o F.A. (fibrillazione atriale). Se avete amici, parenti o pazienti con aritmie, fate l’esperienza preziosa di sentire e ricordare l’irregolarità, la forza piena o sottile;
pressione arteriosa (P.A.), nella norma la sistolica fra 120 e 130 mmHg, ipertensione con pressione > 130/80 ed ipotensione per P.A. < a 90/60 mmHg. Per quanto riguarda l’impiego del defibrillatore c’è bisogno di un incontro dedicato per illustrare cenni di anatomia e fisiopatologia cardiovascolare.
5) Cute, colorito:
roseo, normale;
pallido per vasocostrizione a causa di emorragia palese od occulta, cronica, shock, ipotensione e stress emotivo. La valutazione dipende da quanto tempo si osserva il fenomeno del pallore;
cianotico (bluastro) diffuso per ipercapnia (> della pCO2) per insufficienza cardiaca e/o respiratoria;
marezzato (coperto di chiazze cianotiche), talora nello shock e nelle fasi agoniche pre-morte;
eritematoso (rossastro puntiforme, a chiazze o diffuso) per esposizione al caldo, al sole, da ipertensione, eccitamento emotivo ed i casi particolari, non è il nostro, per eccesso di ossigenoterapia;
itterico (giallastro) con > della bilirubina per alterazione grave della funzione epatica di varia origine.

6) Temperatura e stato della cute:
la febbre si misura agevolmente, ma in emergenza allo stato aperto, non in casa, potrebbe essere trascurata.
Fresca e umida, segno di shock o ansia;
fredda e bagnata perché il corpo sta disperdendo calore con la sudorazione;
fredda, umida e cianotica per intossicazione da oppioidi e ricordo la miosi di accompagnamento!!!!;
fredda e asciutta per esposizione al freddo;
calda e asciutta per febbre elevata o esposizione al calore (colpo di calore) dell’ambiente, anche lavorativo, o del sole;
calda e umida: come sopra, ma con sudorazione in fase di defervescenza (la febbre scende);
pelle d’oca con brividi, batter di denti, respirazione superficiale, cianosi labiale e cute pallida per reazione al freddo con vasocostrizione, malattie infettive contagiose, dolore, paura, stress emotivo.

7) Eventi traumatici: per trauma si intende l’insieme di tutte quelle lesioni avvenute in seguito all’azione di agenti fisici esterni all’organismo quali:
energia cinetica (tutto ciò che avviene per un agente che abbia un peso definito o definibile e che sia in movimento), tipo contusione, lussazione, distorsione, frattura, ferita penetrante, schiacciamento ecc.: Ricordo il pugno mortale di Diomede Baschieri…;
caldo e freddo: lesioni termiche ad alta (ustioni) e bassa temperatura (geloni);
elettricità con lesioni fisiche solo locali o sistemiche, cioè dell’organismo in toto, definita elettrocuzione che vedremo dopo.

– B) SOFFOCAMENTO e MANOVRA di HEIMLICH.
Cenni di anatomia del collo.
Video (link)

Coppettazione (mano a coppa) energica sulla curva della colonna vertebrale.

Illustriamo le immagini.

– C) MASSAGGIO CARDIACO. Verificare la sicurezza dell’ambiente, assicurandosi che non ci siano pericoli per sé stessi o per la persona coinvolta. Ella sarà sdraiata, supina. Se dovesse trovarla a letto, trascinarla sul pavimento liberando i vestiti a torace nudo.

 

Per eseguire le compressioni toraciche per la rianimazione cardiopolmonare (RCP) il soccorritore si inginocchia su un lato della vittima e, con le braccia ben tese, si china sulla persona e pone entrambe le mani, una sull’altra, appena al di sopra (a una distanza di circa due dita) della parte inferiore dello sterno (il cosiddetto processo xifoideo). Comprime quindi il torace di almeno 5 centimetri (negli adulti). Il torace viene compresso circa 100-120 volte al minuto, lasciandolo sollevarsi.   completamente all’altezza iniziale dopo ogni compressione.

Se si deve associare la respirazione bocca a bocca, si parla di Rianimazione Cardiopolmonare (RCP) con massaggio cardiaco e ventilazione artificiale per sostenere la circolazione e l’ossigenazione in caso di arresto cardiaco e non deve mai essere effettuato se la persona è cosciente, risponde o respira autonomamente o se è verosimilmente deceduto per midriasi fissa.
La rianimazione cardiopolmonare nell’adulto prevede l’esecuzione di due determinate manovre: massaggio cardiaco (compressioni toraciche) e ventilazione artificiale (respirazione bocca-bocca o respirazione bocca-maschera – scelta sempre consigliata).
E allora, è necessario alternare 30 compressioni toraciche a 2 ventilazioni artificiali con la testa del Paziente indietro. 

– D) COLPO di CALORE e di SOLE.
E’ l’effetto dell’esposizione protratta al calore o a quella del sole, con umidità elevata >/= a 90%, impossibilità alla traspirazione, con eventuale precedente copiosa sudorazione, e reazione di ipertermia dell’organismo laddove la dispersione termica sia inibita, esaurita od inefficace: è una grave situazione molto mal sopportata dall’ organismo, con cute calda e secca, temperatura corporea fino a 42°C, malessere, cefalea, crampi muscolari, acufeni (rumori e ronzii alle orecchie), tachicardia, ipotensione, affanno, irascibilità, stato confusionale, scompenso cardiaco, perdita dei sensi, possibilità di epilessia e rischio per la vita. Attenzione massima a situazioni pericolose al riguardo soprattutto per i bambini ed i soggetti anziani con ritardato allarme prodotto dalla sete, sovrappeso od obesi, sportivi “fai da te” in ore e condizioni climatiche inopportune in situazioni logistiche particolari: qui la vigilanza è la regina della prevenzione. L’esposizione al sole, per i suoi raggi infrarossi e la vasodilatazione susseguente, è causa frequente della patologia.

– E) SVENIMENTO, COLLASSO, LIPOTIMIA o deliquio (termine arcaico).
Svenimento o sincope, collasso e lipotimia sono manifestazioni cliniche legate a una transitoria riduzione del flusso di sangue al cervello. Sebbene nel linguaggio comune siano usati come sinonimi, presentano differenze fondamentali sul piano dell’intensità e della perdita di coscienza. Qui si ha una perdita di coscienza totale, improvvisa e di breve durata, che comporta la caduta a terra a causa della perdita del tono muscolare, seguita da un recupero spontaneo e completo.
Lipotimia (o pre-sincope): é un malessere improvviso caratterizzato da una sensazione di svenimento imminente, ma
senza perdita totale della coscienza. Il soggetto avverte debolezza estrema, “gambe molli”, sudorazione fredda, vertigini e offuscamento visivo, riuscendo spesso ad assecondare la caduta o a sdraiarsi.
Collasso: È un termine clinico più generico, spesso associato a uno shock circolatorio o a un’ipotensione marcata, che descrive un cedimento fisico improvviso, che può o meno sfociare in una sincope vera e propria. Da controllare lo stato di coscienza, le pupille, il polso, la P.A., se c’è tempo.
La terapia: se non ci sono problemi traumatici, posizione anti-shock: sdraiare il soggetto in posizione supina e sollevare le gambe a circa 45° per favorire il ritorno del sangue al cervello. Favorire la respirazione: allentare indumenti stretti (colletti, cravatte, cinture) e garantire il ricircolo di aria fresca. Se fenomeno non severo, recupero graduale: non fare alzare la persona bruscamente subito dopo il recupero della coscienza; farla rimanere seduta o distesa per alcuni minuti. Se il soggetto non riprende conoscenza dopo un paio di minuti, o se non respira, è fondamentale, in attesa del 118 e iniziare la rianimazione cardiopolmonare (RCP).

– F) CRISI EPILETTICA: cos’è? Cosa FARE e cosa NON FARE.
E’ la produzione di attività elettriche patologiche da parte dei neuroni di aree malate dell’encefalo deputate al controllo dei movimenti, determinando le convulsioni. Per l’OMS questo problema è il più frequente in campo neurologico ed interessa quasi 50 milioni di persone al mondo, 4/5, cioè l’80% dei quali vive in Paesi poveri o quasi indigenti. Nonostante l’alta incidenza della patologia, 6 casi su 10 non hanno una diagnosi causale, definendosi epilessia idiopatica. Le convulsioni sono movimenti parossistici (improvvisi) involontari dei muscoli scheletrici, per un lasso di tempo variabile, provocati da uno stimolo irritativo (che determina cioè una risposta infiammatoria o anomala) con epilessia, produzione cioè di attività elettriche patologiche da parte dei neuroni di aree malate dell’encefalo deputate al controllo dei movimenti.
Se la crisi si protrae si può verificare perdita di coscienza con incontinenza alle urine e feci.
Chiamare il 118; appoggiare la testa del soggetto su una superficie morbida e sicura, lontana da oggetti potenzialmente lesivi ed in caso di vomito, decubito laterale sin. per evitare ingorgo respiratorio da cibo inalato nelle vie respiratorie; liberare cinghia dei pantaloni, cravatta e sbottonare la camicia; i parametri vitali se possibile. Tutto il resto non è da fare, soprattutto inserire le proprie dita in bocca del Paziente per evitare che si morda la lingua e cercare di somministrare farmaci o acqua per os (bocca). Mai alcolici o acqua cercando di aprire la bocca che può essere serrata, ma con rischio di lesionare le dita della mano del soccorritore.

– G) SHOCK ANAFILATTICO da CIBO, FARMACI o da puntura di INSETTI.
Lo shock anafilattico rappresenta la manifestazione clinica più severa dell’anafilassi, (dal Greco ana-, contro e filassi, protezione). L’anafilassi è una grave reazione allergica a rapida comparsa, da pochi minuti fino a due ore dopo il contatto con un allergene, che può coinvolgere l’intero organismo e rivelarsi letale se non trattata tempestivamente. Nella sua forma più acuta e critica si parla di shock anafilattico, un’emergenza medica a rapida evoluzione e potenzialmente fatale, caratterizzata da un deficit di afflusso ematico sistemico con tachicardia inefficace (shock) dovuto a una massiva vasodilatazione periferica. I principali trigger o responsabili clinici includono alimenti come frutta a guscio, crostacei, latte, uova, farmaci, in particolare antibiotici derivati dalla penicillina e FANS (Farmaci Antiinfiammatori Non Steroidei, cioè cortisonici) e veleno di insetti quali api, vespe, calabroni.
Il trattamento dello shock anafilattico deve essere immediato e simultaneo alla valutazione delle funzioni vitali, ogni ritardo nella somministrazione della terapia cardine correla direttamente con un aumento della mortalità.
Il Salvavita: l’adrenalina per via intramuscolare nella porzione antero-laterale della coscia è l’unico farmaco salvavita. Agisce rapidamente come antagonista della patologia, mediata dai globuli bianchi. Ne parleremo più in là? Chissà!

– H) SCARICA ELETTRICA o FOLGORAZIONE.
Una persona presente chiama il 118. Tu, per prima cosa, se possibile e negli ambienti chiusi, stacca la corrente, disattiva l’interruttore generale dell’elettricità (il salvavita).
L’acqua è il nemico: Qualsiasi materiale isolante (come il legno o il tessuto) diventa un conduttore pericolosissimo se è anche solo leggermente umido e bagnato. Niente metallo o contatto diretto: non toccare mai la vittima a mani nude o con oggetti metallici finché è attaccata alla fonte di energia.
Per interrompere in sicurezza una scarica elettrica su una persona senza rimanere fulminati, è necessario utilizzare materiali isolanti, cioè che non conducono l’elettricità, come:
legno completamente asciutto come il manico di una scopa, un bastone o una sedia;
plastica rigida o gomma spessa come tubi in PVC, utensili con manico isolato o stivali di gomma asciutti;
tessuti o corde di forte spessore e asciutti come una coperta di lana, una giacca pesante o una corda di lana, cotone, non sintetica per agganciare, spostare, allontanare tirare via, la vittima.
Cartone o fogli di carta spessi (es. un grosso elenco telefonico o un pacco di giornali, purché privi di umidità).

– I) GESTIONE delle FERITE con SANGUINAMENTO VENOSO o ARTERIOSO. Sempre guanti monouso sterili o non. Il sangue venoso, di color rosso bruno, scorre lentamente dalla lesione e la perdita si può di solito agevolmente gestire con compressione dopo disinfezione. Il sangue arterioso, color rosso brillante, schizza dalla ferita con la stessa pressione che misuro con lo sfigmomanometro, quindi si hanno delle emorragie anche molto importanti con evidente rischio di sporcarsi. Qui tamponamento forte con garze ed eventualmente applicare un laccio emostatico. Va bene anche una cinta, cravatta, corda.

– L) EMORRAGIE ESTERNE. L’aggettivo esterne, significa che la perdita di sangue avviene da sedi anatomiche che comunicano con l’esterno.
Emorragia, dal Greco, emo-, sangue e rragia, sangue che scorre al di fuori dei vasi sanguigni lesionati. Questa fase del nostro incontro esula qualche volta un po’ dalle emergenze, ma è un’occasione per prendere confidenza con termini tecnici. Quindi lettura forse utile, dove in realtà poco si può fare, oltre alla chiamata del 118 e all’accedere al P.S.
Anorragia: emissione dall’ano di sangue di origine anale da ragade anale, emorroidi per lo più esterne, polipo del canale anale, neoplasia, lacerazione traumatica;
colorragia: emissione di sangue dall’ano di origine colica, per lo più di colore rosso scuro, da polipo, cancro, diverticolite, colite ischemica (spesso sangue rosso vivo), rettocolite ulcerosa più spesso del morbo di Crohn, ma vedi anche rettorragia;
ematemesi: emissione dalla bocca con il vomito di sangue di origine esofagea, gastrica o duodenale da varici esofagee sanguinanti in cirrotico, ulcera esofagea, gastrica o duodenale, ragade della giunzione esofago-gastrica da vomito ripetuto (sindrome di Mallory-Weiss), gastroduodenite erosivo-emorragica, neoplasie dei 3 distretti. Sono le stesse cause della melena (vedi avanti);
ematemesi falsa: emissione dalla bocca con il vomito di sangue non di origine digestiva. Per lo più il fenomeno si ha per epistassi con ingestione di sangue da emorragia dalle coane capillare, venosa, arteriosa, da polipi o tumori faringei alti;
ematuria: presenza di urine commiste a sangue, rilevate spontaneamente con l’atto della minzione o con il catetere vescicale (C.V.) da cistite emorragica, flogosi, calcolosi (litiasi), neoplasie e traumi dell’apparato urinario;
emoftoe: emissione con la tosse dalla bocca di catarro striato di sangue di origine bronco-polmonare. Bronchite acuta, bronco-polmonite, TBC, cancro, contusione dello sterno (da volante per lo più, quando non era obbligatorio indossare le cinghie);
emottisi: emissione dalla bocca con tosse di una discreta o abbondante quantità di sangue di origine broncopolmonare. Le cause: TBC, cancro broncopolmonare, post-traumatico, bronchiectasie, bronchite cronica riacutizzata, corpi estranei (fondamentale l’anamnesi), embolia polmonare.
Enterorragia: emissione dall’ano di feci commiste a sangue con caratteristiche cromatiche variabili dalla melena, nere, a quelle rosso scure. Molto dipende dalla quantità ematica persa e dalla velocità di transito intestinale (peristalsi). Le cause sono molteplici, le più frequenti sono le angiodisplasie del piccolo intestino, potenzialmente presenti dal digiuno fino al colon (colorragia) ed al retto (rettorragia), il diverticolo di Meckel, le ulcere, le infiammazioni, i traumi e relativamente frequenti quelle post-chirurgiche per emissione di sangue raccolto durante l’intervento o per emorragia franca, come complicanza, dalla linea di sutura (anastomosi) fra i capi intestinali eseguita dal chirurgo;
epistassi: emorragia dal naso di sangue di origine nasale. Può essere anteriore, 9 casi/10, di solito venosa, quindi a bassa pressione e facilmente controllabile con semplice tamponamento con garza e pomate cauterizzanti, pinze al naso anteriore con due dita, testa reclinata in avanti.
1 caso/10, arteriosa e quindi ad alta pressione che interessa per lo più adulti > i 60 anni con patologie associate soprattutto ipertensione arteriosa; il trattamento è spesso di competenza dello specialista Otorino con speciali tamponamenti;
melena: emissione dall’ano di feci picee e poltacee. Picee (nero mélanos in Gr.), come la pece, il catrame, brillanti, lucide, poltacee (consistenza  della polenta, del puré, del frullato), dall’odore sgradevolmente dolciastro, pungente e ferroso, varianti al color rosso scuro se lavate con acqua, adese al contenitore (padella, water, pannolone, lenzuola) in modo colloso. Tutte le emorragie che possono dare anche ematemesi, esofago-gastro-duodenali per ulcere, infiammazioni, neoplasie possono dare questo fenomeno;
ororragia: emissione dalla bocca di sangue che origina dalla cavità buccale come avviene dopo un intervento otorino o odontostomatologico, per traumi diretti anche da protesi dentarie, infezioni e neoplasie degli elementi costituenti la bocca: cavità mucosale, gengive, lingua;
otorragia: emissione di sangue all’esterno attraverso il condotto uditivo. L’origine può essere locale, come da infezioni acute e croniche, anche virali, traumi, tumori, insetti, corpi estranei. Altre volte l’origine dell’emorragia è cranica, per trauma severo.
Rettorragia: emissione dall’ano di sangue di origine retto-sigmoidea, spontanea o commista a feci, acuta o cronica. Il colore può essere rosso chiaro, brillante se il sangue è di origine arteriosa, o rosso scuro se di provenienza venosa per emorroidi interne, prolasso rettale, polipo di varia natura, cancro, rettocolite ulcerosa.

– M) FRATTURE e LUSSAZIONE.
Con il termine FRATTURA si intende una perdita della continuità della struttura ossea di un certo segmento, con vari quadri obiettivi.
La più frequente nell’Anziano, è la frattura del femore prossimale per caduta accidentale spesso domestica e delle ossa del bacino.
Segue quella del polso, del braccio, della clavicola ed infine quella della colonna vertebrale.
Il nostro compito è quello di assicurarsi che l’ambiente sia sicuro,
non dobbiamo fare nulla se non assicurare il paziente in attesa del 118.
Per LUSSAZIONE si intende lo spostamento delle ossa che formano un’articolazione,
con la perdita del loro normale rapporto di contatto.
La più frequente è quella della spalla, talora ricorrente e il Paz. spesso sa come aiutarsi
per ricollocare l’omero dentro la cavità della scapola.
Ma ci vuole un intervento chirurgico ortopedico definitivo.
La lussazione del femore è frequente in Pediatria, Neonatologia, ma non parliamo di EMERGENZA,
ma di un problema congenito.

Se il Paziente si salva, potrebbe dipendere dalla vostra presenza!
Mille auguri!

 

 

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