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steatosi epatica (epatosteatosi)

lunedì, 19 ottobre 2009

riccardo visitadal greco steatos, “di grasso”.
E’ il fegato grasso, infiltrato dagli acidi grassi a causa dell’insulino-resistenza, punto di partenza anche della sindrome metabolicacon incapacità da parte dell’epatocita di ben utilizzare il glucosio, convertito appunto in acidi grassi incamerati nel citoplasma cellulare.
Normalmente questo organo contiene, in un uomo di 70 Kg., 75 gr. di grassi, pari al 5% del suo peso, che è di 1.5 Kg.

L’> del volume del fegato grasso si definisce epatomegalia steatosica, con un incremento in peso del grasso fino a 6 volte, pari a 450 gr.(!); quando fenomeni degenerativi ed infiammatori si sovrappongono al problema, si ha il quadro di epatite steatosica o epatosteatite per attivazione  del meccanismo dell’infiammazione ad opera di altri ormoni regolanti il metabolismo dei grassi e degli zuccheri, tipo leptina (vedi anche l’articolo fame e sazietà) in > ed adiponectina < (fonte: E. Zoico et Al., Univ. Studi Verona, Cattedra di Geriatria, Servizio Nutrizione Clinica) con attivazione di citochine della flogosi tipo TNF-alfa, interleuchine ed altre con azione deleteria anche per l’effetto profibrogenico. Da qui la fibrosi e dopo molti anni la possibile evoluzione in cirrosi.

ecografia di Lucio Troiano per il "Frentano doro"

Le forme secondarie sono quelle più frequenti e maggiormente ci interessano: da virus per lo più HBV soprattutto se esiste una coinfezione da HCV (con insulino-resistenza, dislipidemia, tossicità mitocondriale  e adiposità viscerale – fonte) ed HCV, esposizione a tossici, alcool (tra i maggiori responsabili della progressione della malattia verso la cirrosi), uso cronico di farmaci epatotossici, dieta ipercalorica, dieta iperlipidica o iperglucidica, sovrappeso ed obesità, sedentarietà, diabete mellito tipo II, nutrizione

Testut e Jacob, 1908 - fegato, stomaco, colon trasverso

parenterale (vedi una rapida descrizione delle varie modalità al riguardo in nutrizione artificiale, categoria Nutrizione – Alimenti).

Con le cause suddette, si evince anche il problema che questa patologia interessa anche soggetti in età pediatrica, il tutto determinato da uno stile di vita inadeguato e dannoso.

La diagnosi:
importante è un’accurata storia clinica del Paziente che contenga quindi:
anamnesi familiare, per pregresse malattie virali del fegato o metaboliche (diabete mellito), alimentare, esposizione a tossici od assunzione di farmaci epatotossici, in primis alcoolici e cibi grassi, attività motoria (sedentarietà o esercizio fisico) e stile di vita;

Edouard Manet - Bar aux Folies Bergère (part.)

esame obiettivo con peso, altezza e determinazione del BMI per inserire il Paziente nella categoria dei normo-peso, sovrappeso o degli obesi, ricordando l’obesità del 25% dei ragazzi fra i 6 ed i 17 anni e la stessa percentuale di epatosteatosi non ad eziologia alcoolica nella popolazione dell’Occidente (Prof. Gaetano Ideo); ricerca di un’epatomegalia spesso dolente durante la inspirazione profonda, accenno alla ginecomastia nell’uomo (più frequente nelle formi gravi di epatopatia),
il laboratorio analisi: transaminas GO e GP, colesterolemia, trigliceridemia e gamma-GT (se abuso di alcool);
ecografia addome sup.re con il quadro di fegato aumentato di volume e ad ecostruttura iperecogena, cioè addensata, “brillante”, chiara, “a cielo stellato” o ad “aspetto nevoso” perchè iperriflettente; raramente TAC o RNM, solo per dirimere, su un quadro del caso, altre evidenze;
nel sospetto di un’epatosteatite, anticamera di un quarto delle cirrosi epatiche (fonte), si può procedere ad un’ago-biopsia epatica percutanea. Quello che può essere appropriato eseguire invece una bio. epatica in corso di altri interventi laparoscopici o “open” (colecisti, cisti ovarica od altro), colgiendo l’occasione di un accesso diretto.

Amici cari, per la prevenzione e la terapia del problema ci si deve affidare a quanto descritto sopra: veri farmaci ideali non ci sono, ma la dieta idonea, uno stile di vita salutare e la confidenza e fiducia con il vostro MMG sono i cardini: l’importante è obbedire, ma non solo oggi…

rapporto vita/fianchi

giovedì, 8 ottobre 2009

misurare con un centimetro la circonferenza della vita a livello della cicatrice ombelicale. Valori patologici per gli adulti:
nell’uomo > 102 cm.,

nella donna > 88 cm.
.
Misurare la circonferenza dei fianchi, quindi, carta e penna:
rapporto vita/fianchi: misura antropometrica in cm. i cui valori normali sono:
uomo:   m.  <0.95,
donna
:  m.  < 0.80. Con questi dati si descrivono due conformazioni somatiche:

il biotipo androide (“a mela”, vascolare), (androide vuol dire relativo al genere maschile) che bene risponde ad unbiotipo mela circonferenza vita
idoneo stile di vita, con calo del grasso del peso corporeo indotto da buona alimentazione e discreto fitness, ma ingrassa “a colata”, dal collo-spalle e radice degli arti superiori, alle mammelle, torace in toto, zona lombare, addome alto (con tessuto grasso duro alla palpazione ed ottuso alla percussione), risparmiando talora il giro-vita e la regione glutea; il rischio di malattie cardio-vascolari, respiratorie e di dismetabolismo è alto (vedi sindrome metabolica), con associazione frequente di malattie artrosiche, gotta e forse neoplasie.

biotipo pera circonferenza fianchiil biotipo ginoide (“a pera”, ormonale), (ginoide vuol dire relativo al genere femminile) caratteristico delle donne fino alla menopausa (estrogeno-dipendente), che con modesti risultati risponde ad un buon stile di vita, dieta ed attività motoria, ingrassa dalle cosce, anche, glutei e fianchi, risalendo verso la regione addominale sotto-ombelicale; non sempre l’alto torace e le braccia sono pletorici; basso è il rischio cardio-vascolare per la localizzazione del grasso nel sottocute, frequenti le flebopatie e le panniculopatie.
Dopo la menopausa, questo biotipo tende ad assumere quello “a mela”, androide, con ingravescente rischio della penalizzante sindrome metabolica.

Concludo con un simpatico aforisma sentito tempo fà ad un convegno:
…dopo i 40 anni, l’uomo ingrassa davanti e la donna di dietro…

diabete mellito tipo 2

mercoledì, 16 settembre 2009

patologia del metabolismo degli zuccheri con glucosio in eccesso nel sangue, l’iperglicemia, determinata sia dalla incongrua quantità dell’ormone insulina prodotto dal pancreas, ad azione ipo-glicemizzante, sia dall’incapacità delle cellule del nostro corpo di rispondere all’azione della insulina, la insulino-resistenza.

La malattia predilige individui di età media, con familiarità per il problema, “buone forchette” in sovrappeso e con scarsa propensione all’attività fisica.

Si può pertanto, dove aver letto quanto sopra, ridurre il rischio di sviluppare una tale patologia, giocando d’anticipo ed in modo previdente: soprattutto sulla < del peso corporeo, ed i Tecnici vi spiegano come:

forse mangiando di più come quantità, ma meglio dal punto di vista qualitativo nell’ambito delle 24 ore, valutando l’apporto calorico idoneo;
con 5 pasti, cioè i 3 canonici + 2 spuntini;
< drasticamente i grassi cattivi alimentari, soprattutto quelli trans, presenti “ovunque”, in pasticceria, ed anche negli snack (talora junk food) dedicati ai bambini (!) (vedi margarina, i veleni a tavola e le riflessioni sugli acidi grassi), scegliendo latte e derivati parzialmente scremati o magri, carne bianca e pesce, meglio se azzurro, poca carne rossa ed insaccati, cottura al vapore ed al forno, evitando salse, salsette e purtroppo le “buonissime e micidiali” fritture le quali ultime vanno fatte solo con olio di oliva extra-vergine (per favore!!!);

controllo dell’alcool, sia per l’apporto calorico, più del doppio dello zucchero, che per i danni al fegato, cervello, reni, stomaco e personalità,

spazio alle fibre alimentari, quando possibile integrali, ed alle verdure buone di stagione e locali (sempre, quando possibile), più volte al giorno,

camminare 40’ al dì in pianura con passo deciso, scarpe idonee, percorsi salubri e sicuri (attenzione all’inquinamento urbano ed ai “pazzi della strada”), bei pensieri in testa, meglio se in compagnia, con persona gradevole e motivata come voi. E’ vero che siete motivati?

E da questa attività il diabetico può contare su una < glicemia a digiuno e post-prandiale, < dei trigliceridi e dell’HbA1C.

Se poi gradite un allenamento vero, programmatico e con riscontro clinico più evidente, siete candidati alla palestra, al fitness ed a garantirvi una congrua resistenza.

La terapia del diabete mellito tipo 2 per una fase può essere non farmacologica, ma affidata ad uno stile di vita sano e costante, altrimenti ci si affida alla terapia orale o sottocutanea del collega Diabetologo.

Ricordo ancora come una blanda attività fisica aerobica < l’insulino-resistenza.

Dal punto di vista anatomo-patologico questa malattia è caratterizzata da un’alterata funzione delle cellule vasali, soprattutto evidente a carico dei piccoli vasi arteriosi periferici e dei capillari, la microangiopatia diabetica, con progressivo ispessimento del calibro degli stessi e deficit di apporto di sangue arterioso, ricco di nutrienti, e deficit di smaltimento dei cataboliti da parte del sistema vascolare venoso di deflusso.

Si osserva deficit vaso-dilatatorio dell’ossido nitrico (NO), con tendenza alla aggregazione piastrinica, prima fase della formazione del

microtrombi con piastrine, leucociti e globuli rossi - foto Sinax-Fidia

coagulo, adesività dei globuli bianchi alle pareti vasali con ispessimento delle loro pareti, micro-trombosi e micro-infarti diffusi a valle.

Questa patologia della nutrizione distrettuale da compromissione dei vasi sanguigni ed anche delle terminazioni nervose, la neuropatia diabetica,  è molto evidente a livello oculare per la retinopatia, cardiaco, renale, cerebrale, estremità dei piedi ed altro, con quadri clinici multipli, laddove un distretto sia colpito maggiormente, tipo calo della vista, miocardiopatia ischemica, insufficienza renale cronica, vasculopatia cerebrale, turbe del trofismo degli arti inferiori con deficit deambulatorio ed ulcerazioni cutanee.

Accanto a ciò, il diabete compare nella complessa sindrome metabolica, che ti invito a leggere, dove ulteriori malattie del metabolismo creano gravi problemi medici complementari con rischi esponenziali per la slaute e la vita; la predisposizione a patologie infettive di vari organi ed apparati rende questi Pazienti “fragili e vulnerabili” con spettanza di vita ridotta, laddove drastici mutamenti dello stile di vita non vengano identificati, intrapresi e perseverati.