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Olio di oliva: una “chicca” dalla esperienza della Dr.ssa Assunta Carnevale

venerdì, 26 novembre 2010

La leggenda dell’olivo.ulivo2

Si narra che Zeus, per porre fine ad una contesa fra Atena e Poseidone per il dominio dell’Attica, promise la terra in premio a chi dei due

cavallo-bronzo-santorini

avesse presentato il regalo più utile. Poseidone propose un cavallo, Atena creò l’albero dell’olivo. L’olio di oliva si dimostrò un “alimento” importante per gli uomini, una “sostanza medicamentosa”, una “fonte di luce”. Fu così che Zeus decretò la vittoria di Atena.

La coltura dell’olivo risale a circa 6000 anni fa, quando i Fenici, considerati i più esperti navigatori e i più abili commercianti, ebbero il merito di aver esportato, a partire dal secondo millennio a.C., l’olivo dal Libano, loro terra di origine, nei paesi rivieraschi del Mediterraneo, facendone conoscere i pregi ai popoli con cui ebbero rapporti commerciali. Altre fonti invece attribuiscono ai Greci il merito di averlo fatto conoscere al popolo dell’Etruria.
I Romani all’origine condivano i cibi con grasso di maiale, lo strutto, che i più raffinati sostituivano spesso con il grasso di fagiano. Con la diffusione della coltura dell’olivo l’olio divenne l’ingrediente grasso maggiormente usato, anche nella cucina romana.

Costituenti dell’olio di oliva:
per il 98-99% è costituito da trigliceridi, ma tale percentuale può variare a seconda delle zone di provenienza, della relativa qualità delle olive e del modo di preparazione e manipolazione, per lo 0.5-1.4% da idrocarburi (squalene); fitosteroli, vitamine liposolubili e tocoferoli ad azione antiossidante; inoltre mentre i pigmenti come la clorofilla favoriscono i processi ossidativi, i caroteni e i polifenoli sollecitano un’azione opposta, antiossidante.

La composizione in acidi grassi varia in base alla varietà dell’olivo (20%), al suo grado di maturazione (30%), ai sistemi di estrazione (30%), ai modi e ai tempi di conservazione (10%), ai metodi di raccolta (5%), ai mezzi di trasporto utilizzati (5%), al clima che in particolare cambia la composizione percentuale dei 3 acidi grassi più rappresentati: oleico, linoleico, palmitico.
In un buon prodotto l’acido oleico non dovrebbe essere inferiore al 73%, l’acido linoleico non dovrebbe essere superiore al 10%.

Coefficiente di digeribilità di alcuni olii:
d’oliva 100 (il più elevato di tutti), di girasole 83, di arachide 81, di mais 36.

L’olio di oliva è anche il grasso migliore da utilizzare per la frittura, in quanto ha un elevato punto di fumo che corrisponde alla temperatura alla quale i grassi, se sottoposti a prolungata cottura a secco, producono fumo appunto ed alla quale corrisponde una trasformazione della natura chimica del grasso che dà luogo a trigliceridi. Essi derivano dalla disidratazione del glicerolo che dà origine all’acroleina, sostanza pungente ed epatotossica. Per tale motivo è sconsigliato friggere più volte con lo stesso olio.

Le caratteristiche organolettiche e fisiche dell’olio di oliva raggiungono l’optimum dopo 3-6 mesi di maturazione e decadono dopo il secondo anno di produzione.

C’è una domanda che ha incuriosito gli Epidemiologi che si sono cimentati nello studio delle abitudini alimentari dei paesi mediterranei: come spiegare l’ottimo stato di salute di queste popolazioni, nonostante un introito giornaliero di grassi che arrivava a coprire oltre il 40% del fabbisogno energetico giornaliero?

Del resto un apporto di grassi così consistente è stato riscontrato anche in Finlandia, in cui si registrava però il non invidiabile primato nella massima frequenza di malattia coronarica. Cosa significa allora quel 40%?

In un’alimentazione corretta la quota calorica (ad es. 2000 kcal) deve essere ripartita tra i 3 macro- nutrienti (protidi, lipidi e glucidi), in percentuali tali da proteggere e garantire i diversi metabolismi, nel seguente modo: proteine 15-20%; lipidi 30%; carboidrati 50-60%.
Ben presto si è evidenziato come nella percentuale del 40%, oltre alla quantità, risultasse determinante anche la qualità e la tipologia dei grassi.

La caratteristica comune della maggior parte della popolazione del Mediterraneo è rappresentata dal largo consumo di olio di oliva (che può superare il 40% della quota calorica totale), come fonte principale di grassi. Viene utilizzato anche per rimpiazzare i grassi saturi animali, derivati dal consumo di prodotti caseari e carnei più tipici delle culture dell’Europa del nord.
I grassi saturi ed il colesterolo alimentare, di provenienza esclusivamente animale, tendono a far aumentare i livelli di colesterolo nel sangue; gli olii polinsaturi, contenuti negli olii vegetali e in quelli di pesce, non contengono colesterolo e tendono invece a ridurlo, mentre i grassi monoinsaturi, come l’olio di oliva, mostrano un effetto neutro.

Un adeguato apporto di grassi monoinsaturi e polinsaturi appare quindi cruciale per una corretta alimentazione. L’olio di oliva, ricco di grassi monoinsaturi (ac. oleico), è meno ricco di grassi polinsaturi, specialmente quelli della serie omega 3, che invece sono presenti nei pesci ed in alcuni vegetali, come colza, lino, soia, arachidi.

Gli olii vegetali costituiscono una fonte importante di tocoferoli nella dieta: l’olio di oliva contiene circa 12 mg di alfa-tocoferolo (Vit. E) ogni 100 gr. di olio. In un quantitativo pari a 50 gr. die (2-3 cucchiai da tavola a pasto) può riuscire a coprire circa la metà del fabbisogno quotidiano, che corrisponde a 15-30 mg. die. Il connubio che si verifica in una dieta ricca di grassi monoinsaturi e una discreta quantità di vit E può contribuire alla protezione nei riguardi dell’aterosclerosi.

Dal punto di vista della bontà sanitaria, gli acidi grassi monoinsaturi in esso contenuti, ed in minor misura anche quelli polinsaturi,

Testut e Jacob, 1906 - il cuore

riducono la concentrazione di colesterolo totale, senza alterare il colesterolo HDL: i grassi monoinsaturi e gli antiossidanti naturali (polifenoli), contenuti nell’olio extra-vergine di oliva, aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari e l’infarto.

Alcuni studi hanno evidenziato inoltre come essi abbiano un effetto protettivo sul tumore al seno, aiutino a tenere bassa la pressione arteriosa e possano rallentare il declino delle capacità cognitive nelle persone anziane.

Alcuni ricercatori francesi di Lione hanno confrontato gli effetti cardiovascolari di due differenti tipi di diete, in soggetti reduci da un infarto del miocardio.
Il gruppo sperimentale, composto da 302 soggetti, ha seguito una dieta di tipo mediterraneo: con una percentuale di grassi totali inferiore al 35%, di grassi saturi inferiore al 10%, di grassi monoinsaturi maggiore del 10%, di acido linoleico (omega 6) inferiore al 4%,
di ac. linolenico (omega 3) superiore allo 0,6%. Al gruppo di riferimento sono state date, invece, sei raccomandazioni:più pane, più vegetali e legumi, più pesce, meno carne rossa (bovina, ovina, suina) e più pollame, nessun giorno senza frutta, non più burro, creme e margarine.Dopo appena 2 mesi le curve di mortalità dei 2 gruppi hanno iniziato a divaricare a favore del gruppo con dieta mediterranea, rispetto al gruppo che seguiva le indicazioni standard (più polinsaturi della serie omega 3 e riduzione dei grassi saturi). Dopo 46 mesi di osservazione la dieta mediterranea ha prodotto una riduzione sostanziosa della mortalità (del 70%).

Il 17 novembre 2010, l’UNESCO ha dichiarato la “dieta mediterranea” patrimonio immateriale universale dell’umanità.

La sola riduzione dei grassi saturi (grassi di derivazione animale, quali burro, uova, carni, formaggi) e l’incremento dei polinsaturi (più pesce e olio di mais, girasole, arachide) non hanno avuto una risposta importante: infatti l’acido grasso polinsaturo, l’acido linoleico, contenuto in olio di mais e girasole, può avere effetti di ossidazione per le LDL, promuovere l’alterosclerosi e aumentare l’aggregazione piastrinica.
L’acido linolenico (omega 3) è presente in quantità ridotta negli alimenti più comuni, fatta eccezione per alcuni tipi di olii (colza, soia, lino), semi di arachide, frutta secca (noci, mandorle).Quindi lo studio ha dimostrato che la dieta mediterranea del tipo cretese, anche se adattata ad una popolazione occidentale, protegge il cuore molto di più di quella raccomandata nel post-infarto, caratterizzata da una forte riduzione di grassi saturi e da un incremento dei grassi polinsaturi. Quindi: non è solo questione di grassi !!!!.
Diventa pertanto auspicabile che il tipo di raccomandazione suddetto debba essere esteso alla popolazione intera.

La patologia umana, per il passato prevalentemente di origine microbica, è diventata oggi soprattutto radicalica, racchiudendo in sé patologie come l’alterosclerosi ed il cancro.
Alcuni comportamenti alimentari quali l’eccesso calorico, le diete carenti di aminoacidi essenziali, l’insufficiente apporto di vitamine o oligoelementi, coinvolti nelle reazioni enzimatiche antiossidanti, possono provocare un aumento dello stress ossidativo.

Con un elevato consumo di alimenti che contengono antiossidanti naturali, quali cereali, frutta, verdura ed olio di oliva, si accompagna una riduzione del rischio di contrarre queste malattie.

Antiossidanti naturali (alfa e beta carotene, licopene, luteina, acido ascorbico, tocoferoli, flavonoli, flavoni, antocianine, catechine, tannini) limonoidi, tiocianati, monoterpeni, xantofilline frenano l’ossidazione dei grassi.

Nella dieta mediterranea i vari componenti sono posti in modo tale da evidenziare come con l’uso dell’olio di oliva si faciliti il consumo di quantità apprezzabili di vegetali e legumi.

Alla luce della occidentalizzazione i modelli delle regioni esaminate possono ancora essere considerati protettivi per la salute. Paradossale il fatto che l’Italia, visto dagli altri Paesi del mondo come il modello della dieta mediterranea, il cui patrimonio culinario ha fatto scuola nel mondo per la diffusione costante della pasta e del pane, nel giro di un ventennio (1965-‘85) abbia ridotto il consumo di

Edouard Manet - Bar aux Folies Bergère (part.)

pane e pasta, vedendo nello stesso periodo un aumento del consumo di carni e formaggi. Contemporaneamente c’è però stato un incremento nel consumo di legumi e vegetali, frutta, pesce, e oli vegetali; associato ad un lieve decremento nei confronti di uova, burro, zuccheri semplici ed alcool (fonte: dati ISTAT 1995).

Nonostante alcuni comportamenti all’interno della propria dieta i Paesi mediterranei sembrano per adesso, ancora favoriti. Anche il ruolo protettivo svolto dalla miriade di sostanze di origine vegetale presenti nei vegetali freschi, nell’olio di oliva, nei cereali, nel vino, potrebbe rappresentare la chiave di lettura che ci vede ai primi posti come aspettativa di vita.

Dietologia. Dr.ssa Assunta Carnevale: i percorsi di Educazione Alimentare

venerdì, 9 aprile 2010

Uomo di Vitruvio di Leonardo da Vinci, ca. 1490

Percorsi di educazione alimentare.
L’interesse pubblico nei confronti dell’argomento alimentazione è in aumento: questa sensibilità, scaturita forse dalla grande disponibilità di prodotti alimentari sugli scaffali dei negozi, può aiutare a chiarire alcuni dubbi e perplessità.
Tale interesse, se per gli addetti ai lavori è per un verso rassicurante e gratificante, poiché continuano a proporre interventi di educazione alimentare con l’indicazione di comportamenti idonei, porta dall’altro ad evidenziare l’impari mezzo a loro disposizione, se confrontato con il mondo dei media, che con prontezza raggiunge il consumatore, ammaliandolo con proposte allettanti di ogni genere. Persuadere che certi atteggiamenti consolidati e incongrui, se modificati, sono apportatori di vantaggi, non è cosa facile; sono troppe le implicazioni che fanno desistere l’utente, al quale è richiesta una reale partecipazione attiva, affinché certe prassi quotidiane possano essere scalfite.
E’ opportuno imparare a correlare l’uso degli alimenti con il contesto globale di un’alimentazione e di una nutrizione adeguate per ogni persona, considerando tutta la molteplicità fisiologica e/o patologica.
Tale percorso può concretizzarsi attraverso il “counseling” nutrizionale individuale, aspetto della prevenzione primaria che si prefigge di indicare alla persona non solo le conoscenze tecniche specifiche, ma di facilitarne l’applicazione, adattandosi alle diverse necessità.
Un’azione di modellamento individuale che tenta, attraverso il “ problem solving”, di trovare per sé la soluzione più conveniente, affinché certi percorsi possano essere fatti propri.
Ci sono delle conoscenze basilari che, se acquisite, consentirebbero un dialogo più veloce in quanto consapevole. Cercherò ora, con un breve intervento, di partecipare alcuni rudimenti, con la speranza di interessare la curiosità di qualche lettore.
L’Alimentazione e la Nutrizione, intimamente legate tra loro, si integrano e si completano, rappresentando due fasi di un unico processo fisiologico.
Per ALIMENTAZIONE si intende l’assunzione per via orale degli alimenti semplici (come lo zucchero da cucina), e degli alimenti composti (come la pasta o il formaggio). E’ inoltre l’insieme dei processi di digestione che trasformano, nello stomaco e nell’intestino, gli alimenti composti in alimenti semplici.
La NUTRIZIONE è quel processo attraverso il quale i nutrienti vengono estratti dagli alimenti, attraverso il processo della digestione, e assorbiti dall’intestino, per essere utilizzati poi dalla cellula a fini energetici e plastici.
Se questo è il compito della nutrizione, è opportuno che i nutrienti contenuti negli alimenti siano assunti in quantità e qualità tali da essere in relazione con i bisogni dell’organismo, che ha pur sempre dei limiti nella propria capacità di adattamento ad un’introduzione che si discosti eccessivamente dalle necessità reali.
Se questi limiti sono ripetitivamente superati o non raggiunti, si può instaurare una condizione di “rischio”, che nel tempo può trasformarsi in manifestazione morbosa.fame

La cellula, unità base del nostro organismo, è una entità autosufficiente che assume i nutrienti, li converte in energia, svolge funzioni specializzate: si riproduce e risponde a stimoli interni ed esterni, risponde ad esempio alle variazioni di temperatura, di ormoni o dei livelli di nutrienti. Pertanto le sue funzioni possono essere modificate.
In seguito a queste considerazioni risulta adeguato presentare e definire il concetto di sicurezza nutrizionale, in relazione ai bisogni metabolici dell’organismo. Essa deve corrispondere all’introduzione quotidiana di alimenti, da cui derivino determinati nutrienti, in quantità e qualità tali da permettere di conservare il buono stato di salute (prevenzione metabolica).
Se invece ci si trova in presenza di una condizione morbosa conclamata, come avviene ad esempio con il diabete, l’alimentazione diventa anche strumento terapeutico, attraverso l’applicazione di protocolli nutrizionali specifici per la patologia, o assume un ruolo di prevenzione delle complicanze o di cura delle stesse.
Le indicazioni nutrizionali, omologate per ogni patologia, vanno sempre personalizzate in base alla terapia farmacologica assunta, all’attività fisica svolta, alle necessità lavorative e sociali, al gusto personale verso determinati cibi.
L’adeguato introito alimentare comprende una parte quantitativa, modellata attraverso un apporto calorico, adeguato e correlato all’attività fisica e lavorativa, oltre che alle necessità nutrizionali relative alle condizioni di ciascuno. Se esso risulta bilanciato, il peso corporeo si conserva in una condizione di equilibrio; diversamente, se l’introito risulta in eccesso, in un primo tempo si promuove il sovrappeso corporeo, successivamente perseverando si induce l’obesità. Di contro, se l’introito calorico è in difetto, si può sviluppare inizialmente il sottopeso e successivamente si sviluppa la magrezza.
L’introito calorico non può essere assunto in modo indiscriminato e indifferente, lasciando che a indirizzarne il consumo siano esclusivamente il gusto, le tradizioni, le convenzioni sociali, il tempo, la fame o la sazietà. sazieta

Ad essi è da integrare l’equilibrio nutrizionale, attraverso l’aspetto qualitativo, espresso sottoforma di un certo consumo di proteine, di carboidrati e di grassi, derivanti dal consumo di alimenti, in determinate quantità e qualità, relative ai bisogni di ciascuna persona.
Le PROTEINE, i GRASSI e i CARBOIDRATI rappresentano la parte qualitativa della nutrizione e da essi derivano le famose calorie che tutti conosciamo; ci sono poi VITAMINE, SALI MINERALI ed ACQUA, che sono invece acalorici, ma fondamentali per il buon funzionamento dei diversi metabolismi.
In una sana alimentazione si raccomanda l’assunzione congrua di tutti e tre i macronutrienti (proteine, grassi, carboidrati), personalizzandoli in base ai diversi metabolismi.
I carboidrati vengono assunti attraverso il consumo di pasta, riso, pane, cracker, frutta, contorni, e più raramente con quello di dolci, gelati, bibite (zuccheri semplici); le proteine sono consumate sottoforma di carni, pesci, formaggi, prosciutto, uova, latte (contenenti contemporaneamente anche i grassi), e di legumi (contenenti anche le proteine vegetali); i grassi sono rappresentati dai condimenti di origine animale, quali burro, panna, lardo, pancetta, strutto (sui quali sarebbe buona regola soprassedere, in quanto una piccola razione di grassi saturi, necessaria all’organismo, è già soddisfatta dal consumo di carni, pesci, latticini, etc.) o di origine vegetali, come l’olio extravergine di oliva (di cui se ne raccomanda e sollecita il consumo, ma in modalità moderate, piuttosto che altri olii vegetali, come quelli di cocco o di palmisti, ricchi di grassi saturi).
Naturalmente gli introiti dei nutrienti devono subire delle variazioni individuali in relazione alle diverse età e agli stati successivi della

daddy 1967: senescenza

vita, come ad esempio in adolescenza, in età adulta, in senescenza, in gravidanza, in menopausa o nelle più diverse condizioni morbose che possono manifestarsi.
Le indicazioni nutrizionali che si raccomandano per una corretta alimentazione, espresse sotto forma di percentuali e/o di grammature dei nutrienti, hanno il compito di orientare, di omologare e di standardizzare l’approccio nutrizionale; la preparazione di una pianificazione nutrizionale deve contemplare altresì la personalizzazione, che si inserisce opportunamente nel contesto lavorativo, sociale e del gusto della persona, onde evitare inutili emarginazioni.
La conoscenza e la consapevolezza verso un percorso nutrizionale non sono condizioni trascurabili e derivano da una collaborazione che porta a disegnare a 4 mani, utente-operatore, le individuali necessità; tale collaborazione rende meno difficoltosa anche la decodifica di quelle interpretazioni nutrizionali arbitrarie, banalizzate, mitizzate, inopportune, improprie, che sempre più diventano oggetto di “accozzaglia”, se assunte come modello.
Oltre ai tre macro-nutrienti si devono assumere apporti idonei di vitamine e di sali minerali, variando gli alimenti, attingendo quotidianamente sia dal mondo vegetale che animale, ottenendo in tal modo una diversità e alternanza di micro-nutrienti che, attraverso un assorbimento selettivo, garantiscano il funzionamento ottimale dei meccanismi metabolici.
Altro nutriente importante da assumere è l’acqua, che deve essere consumata con assiduità quotidianamente, poiché quella introdotta con i cibi (minestre o frutta) o di esclusiva derivazione metabolica (prodotta dai nutrienti) risulta insufficiente a soddisfare le necessità dell’organismo.
Se applicassimo in modo costante le indicazioni proposte ad uno stile di vita idoneo potremmo giovarci di una condizione quotidiana sicuramente migliore: è necessario infatti che ogni persona impari a prendersi cura di sé. L’operatore sanitario preposto può aiutare la persona a ricercare questo tipo di consapevolezza, sostenendola e motivandola validamente. In questo modo è possibile evidenziare come i benefici ottenuti, attuando comportamenti congrui, siano superiori a ciò che si è perso, abbandonando atteggiamenti incongrui, riuscendo inoltre a favorire la capacità di conoscere nuove procedure da adottare, opportune ai diversi contesti.
Molte cose sono cambiate nel corso degli anni, la conoscenza della chimica degli alimenti e lo studio della risposta dell’organismo all’introduzione di certi nutrienti hanno permesso di modificare in senso positivo tale approccio e sicuramente non in senso limitativo. Persino in condizione di patologia, infatti, lì dove alcuni cibi e alimenti erano in precedenza negati, ora c’è la possibilità di consumarli realmente, conoscendone però le modalità di consumo e l’opportunità di uso in determinati momenti.

Testut e Jacob, 1908 - rapporti post. dello stomaco

Da tempo non sono più in uso le cosiddette “diete di eliminazione”, di “privazione” o di “emarginazione”, tali da lasciare, chi desidera seguire una corretta alimentazione, separato dalla realtà culinaria familiare e sociale. Non sono tanto le occasionali trasgressioni che ci si concede, quanto piuttosto la ripetuta improvvisazione quotidiana nella proposizione dei pasti, a creare spirali inadeguate. Non sempre si è disposti a valutare questo aspetto; si oppongono piuttosto problematiche neganti la disponibilità e la possibilità di avvicinamento a tale gestione. E’anche vero che il lavoro e gli impegni ci lasciano poco tempo per i pasti e che gli stessi spesso vengono consumati al di fuori dell’ambiente domestico, ma anche in questo contesto occorre ricercare una certa ripetitività, dunque prevedibile e organizzabile. E’ certo che cambiamenti nella gestione possano creare affanno, intuibile e traducibile in un aumento di lavoro nella fase iniziale dell’organizzazione, contro una consuetudine più rassicurante perché ripetitiva, ma a cosa servirebbero tutte le conoscenze scientifiche se non venissero poi applicate per migliorare la nostra condizione?
E’ auspicabile pertanto un intervento collaborativo per condividere le strategie, accettando un atteggiamento paritario tra i due interpreti: l’uno richiedente l’indicazione del percorso da intraprendere secondo le proprie necessità, l’altro depositario di informazioni e formazione, preposto all’addestramento. Ma questo non è ancora sufficiente: deve essere maturata una fase successiva, che è quella dell’applicazione delle conoscenze e della consapevolezza, che può essere affrontata soltanto attraverso un addestramento in itinere, costante e ripetuto.
Tutto ciò permette di costruire, in un percorso di vita, fondamenta metaboliche solide, attraverso le sequenze dell’unico processo fisiologico, nel quale si integrano e si completano l’alimentazione e la nutrizione, il concetto di sicurezza nutrizionale (in questo contesto inteso come prevenzione metabolica) e quello di terapia nutrizionale.
E’ infine opportuno muoversi in una direzione univoca, non solo teoricamente nelle sedi didattiche, ma riuscendo ad integrare tutti questi aspetti, sapendoli proporre e accogliendoli nell’applicazione della pratica quotidiana.

Dr.ssa Assunta Carnevale,
Dott. in Dietistica e in Nutrizione Umana,
ASL n°2 Abruzzo, Lanciano-Vasto-Chieti.
U.O “Cure Palliative-Hospice-NAD”
Servizio di Nutrizione Artificiale e Clinica

Dietologia. La Dr.ssa Assunta Carnevale: il significato di Educazione Alimentare

venerdì, 9 aprile 2010

Percorsi di educazione alimentare.
L’interesse pubblico nei confronti dell’argomento alimentazione è in aumento: questa sensibilità, scaturita forse dalla grande disponibilità di prodotti alimentari sugli scaffali dei negozi, può aiutare a chiarire alcuni dubbi e perplessità.  Tale interesse, se per gli addetti ai lavori è per un verso rassicurante e gratificante, poiché continuano a proporre interventi di educazione alimentare con l’indicazione di comportamenti idonei, porta dall’altro ad evidenziare l’impari mezzo a loro disposizione, se confrontato con il mondo dei media, che con prontezza raggiunge il consumatore, ammaliandolo con proposte allettanti di ogni genere. Persuadere che certi atteggiamenti consolidati e incongrui, se modificati, sono apportatori di vantaggi, non è cosa facile; sono troppe le implicazioni che fanno desistere l’utente, al quale è richiesta una reale partecipazione attiva, affinché certe prassi quotidiane possano essere scalfite. E’ opportuno imparare a correlare l’uso degli alimenti con il contesto globale di un’alimentazione e di una nutrizione adeguate per ogni persona, considerando tutta la molteplicità fisiologica e/o patologica. Tale percorso può concretizzarsi attraverso il “counseling” nutrizionale individuale, aspetto della prevenzione primaria che si prefigge di indicare alla persona non solo le conoscenze tecniche specifiche, ma di facilitarne l’applicazione, adattandosi alle diverse necessità. (continua…)

Dietologia. Il contributo al blog della Dr.ssa Assunta Carnevale in tema di menopausa.

venerdì, 9 aprile 2010

La menopausa è il periodo nella vita di una donna che segue quello della fertilità, corrisponde pertanto ad una fase fisiologica caratterizzata da una progressiva perdita della funzione ovarica ed a modificazioni del corpo, di determinati ormoni e della psiche. Proprio la carenza di estrogeni può generare una serie di sintomi che sono in grado di alterare un equilibrio precedentemente stabile, esibendo insonnia, irritabilità, ansia, vampate di calore improvvise.
Anche l’aumento del peso corporeo può affacciarsi all’orizzonte per una riduzione dell’attività fisica e lavorativa, per la diminuzione del metabolismo basale, per un contemporaneo maggiore introito calorico attraverso i pasti assunti. Questo aumento ponderale, oltre ad affaticare le attività quotidiane, può procurare anche disagio psicologico, oltre ad innescare alterazioni metaboliche (quali dislipidemie, diabete, osteoporosi) o tumorali (in quanto una produzione incontrollata di estrogeni, derivante dal tessuto adiposo, può agire a livello endometriale, inducendo una tale condizione).
Come possiamo intervenire con comportamenti alimentari efficaci, dai quali trarre beneficio, per riuscire ad interpretare tale periodo con maggiore leggerezza?
Se si è ancora nel mondo del lavoro ci si continui a dedicare ad esso con entusiasmo, ma si dedichi un po’ del tempo alla cura di sé. Se si è già in pensione bisogna individuare uno spazio quotidiano, completamente dedicato, cercando di svolgere attività interessanti, che allentino le eventuali tensioni e preoccupazioni, tipo giardinaggio, scrivere, leggere, passeggiare ogni giorno, almeno mezz’ora, lo stesso cucinare, etc.. Ci si conceda le giuste ore di sonno.
Si favorisca un comportamento dinamico, anche espletando le normali attività quotidiane (es. andando a fare la spesa si parcheggi la macchina non molto vicino al negozio o si scenda dall’autobus alla fermata precedente). Si incontri gente, incentivando attività sociali, di volontariato, di aggregazione, per evitare l’isolamento. Questi piccoli consigli, se accolti, possono diventare colonna portante, insieme ad una corretta alimentazione, la quale, per poter essere efficace, deve provvedere a far conoscere non solo il suo aspetto quantitativo e qualitativo in nutrienti, ma anche quello gastronomico e sociale.

Se ci si trova nella condizione di sovrappeso o di obesità sarà opportuno cominciare a pensare ad interventi affidabili per poter perdere peso, ma avendo la consapevolezza che non è necessario sottoporsi a restrizioni anarchiche di alimenti, pur di raggiungere il fine prefissato.
Bisogna invece seguire una pianificazione alimentare varia, bilanciata e gustosa, che sappia interpretare sia l’eventuale perdita ponderale (ma solo dopo aver considerato il bilancio energetico che distingua le necessità nutrizionali dal superfluo), sia riconoscere la sua connotazione qualitativa in nutrienti, quali proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali minerali ed acqua.
Il giusto apporto calorico dipende dal corretto assemblaggio dei nutrienti, che richiede per le proteine di origine animale, la presenza di carni, pesci, latte, uova e per le proteine di origine vegetale, quelle contenute nei legumi e nei cereali, un introito quotidiano di circa un grammo/Kg. p.c. desiderabile.
I grassi invece devono assestarsi al 30% della quota calorica totale, sapendoli inoltre distribuire tra monoinsaturi, polinsaturi, saturi e colesterolo; si prediligerà come condimento l’olio extravergine di oliva, ma assunto in quantità contenuta; si solleciterà il consumo di pesce azzurro, soprattutto. Si ridurrà drasticamente il grasso contenuto nelle carni grasse, formaggi grassi e insaccati, per provvedere anche al contenimento dell’introito del colesterolo alimentare.
Il consumo dei carboidrati, che negli ultimi tempi è molto bistrattato, addirittura eliminato, deve invece essere rivalutato e assunto in quantità consone alle nostre necessità, riducendo di contro il consumo degli zuccheri semplici nei dolci e nelle bevande dolcificate, preferendoli invece in quelli contenuti nella frutta e negli ortaggi; i carboidrati complessi vanno mangiati come pasta, riso, pane, legumi e cereali, anche integrali.
Le fibre, contenute in frutta, ortaggi, verdura e legumi, devono essere previste quotidianamente, attraverso il consumo di tre frutti e almeno due porzioni di vegetali al giorno.
Le vitamine, essenziali per il buon funzionamento del nostro organismo, le recuperiamo quotidianamente attraverso una giusta e varia alimentazione.
I sali minerali, che permettono e regolano metabolismi molto importanti del nostro organismo, devono anch’essi essere assunti in modo conveniente: si proporrà un’eventuale riduzione del sodio, qualora coesistesse ipertensione arteriosa, diminuendo l’apporto del sale da cucina, ma anche di quegli alimenti che ne contengono una quantità eccessiva (come gli insaccati, lo scatolame, i dadi per brodo, etc.); un aumento del potassio, contenuto in frutta e verdura, gioverebbe in caso di ipertensione arteriosa.
Un’attenzione particolare in menopausa merita il calcio, che viene spesso assunto in quantità ridotta, rispetto alle necessità giornaliere di circa 800-1000 mg/die, dato il limitato consumo di alimenti che ne contengono quantità idonee, come il latte, lo yogurt, i latticini, i piccoli pesci, i legumi e l’acqua. Al bisogno di una maggiore richiesta di calcio potrebbe coesistere anche quella di una diminuzione dell’introito del colesterolo alimentare: a volte gli alimenti possono escludersi reciprocamente. Piccoli interventi di sostituzione di alimenti permettono di conciliare le due condizioni: il latte scremato o lo yogurt magro possono dare una mano; i fagioli bianchi o i ceci, i broccoletti o i carciofi, possono essere utili; i pesci piccoli, come alici, merluzzi, pesce riso, che si consumano assumendo anche parti minute di lische, riescono a sommare sia la quota necessaria di calcio, che la ricchezza di grassi polinsaturi in esso contenuti.
Il perseverare nel consumo di almeno un litro di acqua al giorno, che contenga un buon apporto di calcio, è decisamente adiuvante. Molto importante è anche la scelta degli abbinamenti di cibo, per evitare di inficiare a livello intestinale l’assorbimento del calcio recuperato: ad esempio, non è consigliabile l’abbinamento mozzarella/verdura; quest’ultima, contenendo i fitati, che si legano al calcio, ne limiterebbe l’assorbimento intestinale; stessa difficoltà assorbitiva deriva dall’abbinamento latte/cacao.  Altro particolare da non sottovalutare è la possibile dispersione del calcio nelle urine, qualora si avesse l’abitudine di mangiare con troppo sale, di preferire le carni rosse o di consumare bevande gassate.
Inoltre anche e caffè collaborano a non agevolare la cellula dell’osso nella ricostruzione dello stesso.

Le vampate di calore, che si presentano in menopausa, possono essere stimolate anche dal consumo di alimenti scatenanti, quali grassi, spezie, caffeina ed alcoolici o da bevande e cibi caldi e piccanti. Quindi, con la riduzione di tali alimenti, si può alleviare la sintomatologia, che troverà ulteriore giovamento se abbinata alla bevuta di acqua fresca (non fredda), in piccoli sorsi, durante tutta la giornata.
Un aggiuntivo sostegno può derivare dalla suddivisione dei pasti, fino ad un numero di 5 al giorno: una colazione, un pranzo ed una cena, insieme a 2 piccoli spuntini a metà mattina e pomeriggio: in tal modo si acquisiranno anche benefici metabolici.
Si sente parlare spesso di fitoestrogeni, ovvero sostanze di derivazione vegetale, simili agli estrogeni, ma contenuti in alimenti come la soia ed i suoi derivati; sono stati studiati soprattutto nelle popolazioni orientali che ne fanno un gran consumo, e si è evidenziata una correlazione con una riduzione dell’incidenza di malattia coronarica, di fratture ossee e del numero di vampate.
La nostra tradizione mediterranea ce li offre attraverso gli ortaggi ed i legumi che, come la soia, contengono sia proteine vegetali che fitoestrogeni. Non ci resta quindi che adottarli e consumarli adeguatamente.

Per cercare di diminuire il disagio che deriva dalla presenza dell’insonnia bisogna ricordare di ridurre le sostanze nervine, quali caffè, tè, cacao, cioccolato, bevande tipo coca-cola, limitandone ulteriormente il consumo nelle ore pomeridiane.
A volte irritabilità o sbalzi d’umore possono offuscare la giornata, ma un costante introito di carboidrati, come pasta, pane, riso e legumi, ci può sollevare e dare beneficio; il mal di testa potrà essere limitato con l’eliminazione di alcolici, cioccolato e formaggi stagionati; anche le cistiti ricorrenti possono essere allontanate, bevendo acqua in abbondanza durante la giornata e provvedendo alla riduzione od all’eliminazione del peperoncino, delle spezie, dell’alcool, della caffeina, del fumo, delle bevande gassate, degli agrumi e del pomodoro.

L’evoluzione dello stile di vita, il cambiamento vantaggioso dell’interazione tra salute e ambiente, tra salute ed alimentazione e tra alimentazione e cura, promuovono un perfezionamento della qualità della vita, che si attua anche attraverso la diffusione di una comunicazione corretta ed efficace della cultura del cibo.

Dr.ssa Assunta Carnevale,
Dott. in Dietistica e in Nutrizione Umana,
ASL n°2 Abruzzo, Lanciano-Vasto-Chieti.
U.O “Cure Palliative-Hospice-NAD”
Servizio di Nutrizione Artificiale e Clinica

Amici Colleghi

giovedì, 4 febbraio 2010

daddy oggi vuole bene a… 

daddy interpreta Monna Lisa

Giovanni, Gastroenterologo, articolo pubblicato il 25 febbraio 2010,
Antonello, Oncologo Medico, articolo pubblicato sul blog l’8 febbraio ’10,
Piergiorgio, Ortopedico contributo pubblicato il 27 febbr. ’11, Pier Paolo, Anestesista-Rianimatore, responsabile delle Cure Palliative, Terapia Antalgica e Nutrizione Artificiale, articolo pubblicato il 15 maggio 2010,
Assunta, Dietista, 3 articoli pubblicati il 9 marzo ’10, ed un quarto il 26 novembre ’10,
Lorenzo, Chirurgo la cui relazione è stata pubblicata il 6 maggio ’10,
ed ancora Luigi, Cardiologo, che ha accettato il 26 febbraio, con articolo pubblicato il 18 marzo ’10,
Valerio, Pediatra con articolo pubblicato il 22 giugno ’10,
ed anche Clara, Responsabile Servizio Tossicodipenze (Ser.T), con adesione il 19 aprile ed articolo pubblicato il 30 novembre 2010, e Maria, Patologia Clinica, che ha accettato il 21 aprile: 3 articoli pubblicati il 9 marzo ’11;

Ostetricia di Lucio Troiano per il "Frentano d'oro"

Manuela, Specialista in Ostetricia e Ginecologia, articolo pubblicato il 5 giugno 2010;
il 17 ottobre Lucio, Medico di Medicina Generale è stato coinvolto, con articolo pubblicato il 24..10.2010, ed il 21 ottobre Ines, microbiologa clinica, ha accettato un suo intervento nel blog sui germi difficili del terzio millennio, pubblicato il 26 marzo ’11.
Il 27 ottobre ’10, Vincenzo, chirurgo, con articolo pubblicato il 9 novembre sull’argomento “emorroidi”;
un altro O.K. da Giuseppe, anatomo-patologo, il 18 novembre ’10, tema aterosclerosi.
Il 16 dicembre 2010, Giancarlo, anche lui chirurgo, ha detto “sì” per un articolo sulla laparoscopia, …tempi: brevi, articolo pubblicato in parte il 6 marzo ’11.
Non mi fermo: il 9 febbraio Alberto, anestesista, per una relazione sull’anestesia spinale (articolo pubblicato il 12 marzo ’11).
Il 21 febbraio ’11 Flavia, per le Scienze Motorie: argomento splendido per la categoria “fitness”, ma anche “biochimica”: contributo nel blog dal 26 febbraio ’11.
Adelia, Prof.ssa di Greco in pensione, articolo pubblicato il 29 aprile 2011.
Altra adesione il 5 marzo ’11: Aniello in campo Giurisprudenziale per il quale, celerissimo, ho pubblicato il suo contributo il  20 marzo ’11.
E’ del 14 marzo 2011 l’adesione dell’Amico Collega Maurizio, Neurologo, in merito al decadimento cognitivo: articolo pubblicato il 28 luglio’11.
Ancora un sì di disponibiltà il 23 marzo ’11 dall’internista endocrinologo Arsenio, probabilmente sulla tiroidite di Hashimoto.

Il 7 aprile 2011 Giuseppe, Patologo Clinico e Medico dello Sport, ha dato la sua adesione per un articolo sulla attività sportiva non agonistica e gli esami di Laboratorio appropriati: articolo pubblicato il 19 marzo ’11.
Il Collega Levino, Patologo Clinico, l’8 agosto ’11 ha accettato l’invito a relazionare sul danno vascolare ossidativo della GGT, con articolo inserito nel blog il 28 agosto ’11.

Mi hanno promesso un articolo dedicato al blog, sicuramente molto interessante da pubblicare (nome quindi evidenziato in grassetto) da condividere con Voi.
Alla prossima, Amici, daddy.