stress: compagno di vita

Stress . . . compagno di vita

mercoledì, 23 settembre 2009

Condividi le tue esperienze ed i tuoi suggerimenti…

Se il ’900 ha visto il “cancro”, da karkinos, granchio, secondo Ippocrate, come malattia del secolo, l’inizio del terzo millennio vede sicuramente lo stress come malattia patognomonica.
Nella etimologia della parola “stress” c’è il significato di “sollecitazione”, “spinta”, “sforzo”. Nella lingua francese antica, il termine estrèce indicava l’atto dello stringere, oppressione. Modernamente, con termine rubato al vocabolario tecnologico, ha significato di “punto di rottura” riferito ad un metallo o ad una lega.atlante fitball

Intanto cari Amici, vi dò il pensiero della comunità scientifica, personalmente elaborato per il nostro incontro.

Stress è un termine dal significato vastissimo, vissuto e stravissuto, impiegato e talora inflazionato in tutte le condizioni nelle quali è necessario nel nostro organismo
il confronto e l’adattamento di più sistemi ed organi, e cioè quello

endocrino, cioè ormonale, con la prevalenza di iperincrezione di cortisolo ed ormoni tiroidei (fT3 in particolare, detti ormoni del catabolismo gastrina con rischio di ulcere gastro-duodenali e gastriti erosive, < notturna delle concentrazioni di melatonina, leptina e G.H., e di converso > serale di insulina, grelina e adrenalina,

neurologico, tipo “lotta – o fuggi”,

fisico nel senso dell’apparato locomotore (movimento, equilibrio, postura); frequente è l’irrigidimento della postura, soprattutto della colonna vertebrale, in occasione di stress,

ossidativo (vedi, se vuoi, radicali liberi e stress ossidativo in Medicina), ed ancora immunologico,

in rapporto ad una situazione per il medico di primaria importanza, quale le patologie medico-chirurgiche rilevanti ed impegnative (l’Ospedale, con la sua “non salute” è una reale sede di stress, ma anche l’ambito familiare ed il posto di lavoro sono teatri di tensione,

psico-emotivo, di pericolo, indecisione, forte disagio, ma soprattutto

daddy 1967: uomo battaglia di Anghiari, Leonardo 1503

di conflittualità, ostilità, ansia e depressione, soprattutto quando è da affrontare la
sonno

necessità e le difficoltà delle

variazioni dallo standard dell’abitudine, del quotidiano, a noi così comode e “familiari”. In campo lavorativo ricordo la dannosa ripetitività del “pendolarismo”, i fenomeni del burnout (termine coniato da H.J. Freudnberg e K. McDermott negli anni ’70) e del mobbing e la drammatica crisi occupazionale attuale (dal 2009) con la coniazione di un nuovo termine equivalente di stress, il  “mal di crisi”; frequente la sindrome ipodinamica consapevole.

La gestione di queste situazioni ed eventi detti stressors, è spesso molto complessa; non sono psichiatra ed è frequente il troppo facile “parlare” e “dare consigli”; in realtà la risoluzione dei problemi è per lo più complessa e pluri-fattoriale.

Rimanendo ora però nei dettami di daddy, parziali, non assoluti, e pertanto solo indicativi, il buon senso e la consapevolezza che dipendono da noi sono senz’altro da incentivare, ma nell’ambito di una ricerca risolutiva, oltre a mille altre strade da percorrere, personalmente intraprese o consigliate da “persone per bene”, devo consigliare 3 punti che caratterizzano un po’ questo blog:

la confidenza con il proprio medico di base (MMG), un Amico/a, e con un eventuale confidente religioso, sensibile ed affidabile, ma anche

l’andare in palestra, per un personale,  sano impegno fisico ed emotivo, ed infine

il donare il proprio sangue a chi adesso, subitissimo, o domani o fra dieci giorni ne avrà necessità,

sono tutti terapia dello stress con una “medicina non-medicina” ma a valenza farmacologica, che può essere, nel primo caso,
una caratteristica della propria personalità ma a lungo termine, come disse Joe Weider, prezioso mentore di Arnold Schwarzenegger,
e nel secondo caso un atto di 60 minuti, ripetibile, innocuo, gratificante ed ancora dal significato…terapeutico!

L’abuso attuale è quello di chiamare anche stress un fastidio, una noia, una “rottura” temporanea, un intoppo del momento, forse  ripetitivo, da affrontare, talora ben risolvibile: l’intralcio al nostro percorso mentale, disturbante, tipo

“vai a studiare”,
“lavati bene le mani”,
“non fumare” ed altro…(spesso opportuni, ma “martellanti”).stanchezza stress prono

Per concludere, ora, ma temporaneamente, riporto in parte i dati dell’A.C.S.M. (American College of Sports Medicine) per quanto riguarda i danni riportati dall’organismo in situazioni di stress cronico:

segnale pericolodisturbi cardiovascolari: incremento dell’aterosclerosi con angina, infarto del miocardio, aritmie, ischemie pluri-distrettuali, arteriopatie periferiche, ipertensione arteriosa;

disturbi metabolici: diabete mellito,  ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, obesità (ricordo che il tessuto adiposo viscerale è molto ricco di recettori per il cortisolo), disfunzioni renali;

disturbi respiratori (dispnea);doctor maria polmoni

disturbi neuromotori con performance comunque compromessa;

Rx TBC polmonare in fase acuta

disturbi neurologici e psichici, con riverberi nutrizionali e comportamentali, blocco della neurogenesi, calo della memoria sempre da cortisolo (fonte: Centro OMS di Medicina Tradizionale, Univ. Milano). Ricordo nella storia della Medicina della prima metà del Novecento, sindrome depressiva nelle giovani donne ed alta incidenza di TBC, poiché lo stress cronico prevede anche

disturbi immunitari con risposta specifica deficitaria, anche da parte dei linfociti natural killer, ed  > di immuno-globuline con patologia artritica complessa secondaria; classico l’herpes labialis, ma non solo;

disturbi ortopedici, di postura e deambulazione. E’ poi fatto comune che ognuno abbia un organo “bersaglio del proprio stress”: stomaco, colon,  testa, cuore, cute, fegato ed altro, per una sintomatologia preferenziale sperimentata in quelle situazioni conflittuali;

Testut e Jacob, 1908 - fegato, stomaco, colon trasverso

disturbi cutanei, per lo più citochino-mediati o dermatiti infiammatorie, quali herpes labialis già sopra ricordato, alopecia areata, dermografismo, orticaria, lichen e dermatite atopica.

Non da ultima la gravissima problematica relativa alla frequente associazione di comportanmenti anomali, compulsivi, con dipendenza da fumo, alcool, psicofarmaci, droghe, cocaina soprattutto ed in tutti gli strati sociali (!), anche nel campo sanitario (°), da internet, giochi, sesso, cibo e….

(°) nel 12 – 13% del personale sanitario medico si incontrano problematiche da alcool, altre dipendenze e turbe psichiche severe (fonte: www.cfschweitzer.org).

Dal primo di agosto 2010 scatta l’obbligo di valutare lo stress ed il tecnostress in ambito lavorativo aziendale, come previsto dal Testo Unico 81 del 2008, articolo 28 ed il D.lgs 106 del 2009, con documentazioni scritte a partire dal 3 gennaio 2011. Il datore di lavoro rischia pesanti sanzioni, economiche e penali, nel caso in cui non abbia fatto una valutazione dello “stress lavoro correlato” attraverso questionari e la redazione di un Documento Valutazione Rischi (DVR). Riferimento al riguardo l’ANFOS, l’Associazione Nazionale Formatori della Sicurezza sul Lavoro (www.anfos.it).
Qui gli elementi negativi, veri stressors, sono i ritmi pesanti da organico insufficiente, il precariato, l’eccessiva competitività, l’alternarsi dei dirigenti in breve tempo per la fusione di aziende, gruppi o società. Da non sottovalutare l’inquinamento acustico e dell’aria, l’illuminazione dei locali e le postazioni di lavoro non idonee.